Venerdì 27 Gennaio 2017 – La buonanotte di don Antonio

Ci sono giorni in cui l’unica canzone che
vorresti cantare è “La vie en rose” e magari
rimpiangi di non avere la voce della grandissima
e minutissima Edith Piaf, (nome d’arte, dove piaf, nel gergo parigino, significa passerotto).
E anche quando gli ormai innumerevoli ammiratori, più che a pensare a un passerotto, cominciarono a parlare di lei come di un “usignolo” (sempre comunque di un piccolissimo uccello si trattava), la sua piccola statura fu resa ancora più esile dai colori scuri dei suoi abiti, raffinati certo, ma mai ostentanti ricchezza.
Ma non è del piccolo Usignolo che intendo parlarvi qui, stasera, ma dei casi della vita, di ogni vita, di quelle che sembrano consumarsi sugli altari della più consacrata celebrità, fino a identificarsi con un’epoca, con una stagione della vita e forse d’una civiltà; e di quelli più umili e modesti, dove non i trionfi dell’Olympia e del Moulin Rouge di Parigi, o della Carnegie Hall di New York stanno a consacrarti per un domani che conserverà il tuo nome e la tua memoria, ma le cose umili di ogni giorno, quelle “buone cose di pessimo gusto” che amavano tanto i poeti decadenti del primo Novecento (Guido Gozzano su tutti).
Ebbene, è di queste che vi dico stasera, di quelle che sono alla portata di tutti, alla mia e alla vostra portata: cose di casa nostra, delle piccole gioie per tutti, che i palati raffinati spesso disprezzano, ma solo perché essi stessi drogati, perché chi di droga si nutre, solo di droga può vivere. Decadente anch’io, stasera, come Gozzano? Forse. Ma almeno, tu avevi ancora un sapore di vero, vecchia cara “Nonna Speranza”. Oggi dove lo trovi più un sentimento vero? È quello che oggi ci manca tanto.
Antonio Santantoni

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Mercoledì 25 Gennaio 2017 – La buonanotte di don Antonio

Quando arrivai in parrocchia, “alcuni milioni” d’anni fa, la festa liturgica di oggi, conversione di San Paolo, veniva chiamata popolarmente “San Paolo converso”. Questo era solo il primo di due versi che continuavano così: “Tutto il mondo a traverso”.
Nessuno me ne seppe offrire una credibile ragione. Mi raccontavano che al dì di oggi, chiunque fosse arrivato in parrocchia chiedendo di poter celebrare Messa, veniva accontentato. Più di così, nessuno mi seppe spiegare. Io ve lo riporto, perché non ne muoia del tutto il ricordo.
Che la conversione di San Paolo sia stata però una data che ha cambiato la storia del mondo, di questo non è dato dubitare. Tutta la storia del cristianesimo sarebbe stata diversa, senza quell’evento tanto improbabile quanto decisivo per la storia della civiltà dell’ intero Occidente. Nulla sarebbe stato lo stesso senza quella conversione.
Né fu l’unico caso: ciò s’è ripetuto ogni volta che una grandissima figura s’è andata a sovrapporre o a sostituirsi a un’altra: Platone a Socrate, San Francesco d’Assisi alla corte papale di Innocenzo III, ma anche, ahimè, il genio di Frate Elia alla nudità del Poverello.
Con ciò non credo d’aver detto una verità incontestabile. Forse ho scontentato assai più gente di quanta ne posso aver accontentata. Ed è un fatto che con papa Francesco, mai il nome del Poverello è stato più popolare di oggi. Ma la storia è fatta anche di pareri diversi.
Che Dio ci perdoni.
Don Antonio
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Martedì 24 Gennaio 2017 – La buonanotte di don Antonio

Una bella frase di Elsa Morante, l’indimenticabile Autrice de La Storia, tratta da un suo Diario del 1938. Eccola;

“Che il segreto dell’arte sia qui? Ricordare come l’opera si è vista in uno stato di sogno, ridirla come la si è vista, cercare soprattutto di ricordare. Ché forse tutto l’inventare è ricordare.”

Pensate solo: e se davvero tutta l’arte del raccontare fosse solo un ricordo? Il ricordo d’un sogno, appunto.
Se quella storia che io racconto l’avessi già vissuta dentro di me, mi avesse già fatto gioire o soffrire, ridere o piangere, commuovermi o impietrirmi in un dolore?
Quanti uomini e donne hanno pianto e sofferto,
si sono commosse o consolate alle note di Lilì Marlene, per la voce di Marlene Dietrich, durante la seconda guerra mondiale quando tutte le sere, alle cinque del pomeriggio, Radio Londra la mandava in onda e tutto il mondo si fermava per ascoltarla dall’Europa alla Russia, dall’Africa al Mar Nero e tanti si passavano un fazzoletto sugli occhi, a ricordare, a piangere, a sognare, forse solo poche ore prima di morire?
Ora basta così, sennò potrei commuovermi davvero anch’io. Chiudo con le parole di S.S. Paolo VI: Mai più la guerra: Tutto può essere salvo con la pace; tutto può essere perduto con la guerra.
E che finalmente il mondo capisca.
Don Antonio.

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Lunedì 23 Gennaio 2017 – La buonanotte di don Antonio

Stasera a parlare, anzi a dettare questa preghiera
alla mamma è Alessandro, un bambino di 6 anni,
di Cassano d’Adda. È molto breve, e per non usare
violenza al pensiero d’un bambino, io non la
commenterò, solo farò delle sottolineature.
Sarete contenti tutti voi, che questa sera
ve la cavate con pochissime righe.
Eccola:
 
Padre nostro, che sei nei cieli,
Tu sei il Padre del nostro Salvatore.
Anche se sei un normale pastore,
contieni tutti noi.
Noi contiamo su di te
E grazie perché tutto andrà bene.
Non farci dubitare l’uno dell’altro
e anche se non possiamo vederti
è come se tu sei con noi.
Amen.
 
Che avrà voluto dire, Alessandro, con quel
“normale pastore”?.
Bellissima quell’invocazione:
“non farci dubitare l’uno dell’altro”;
e quell’altra: “anche se non possiamo vederti
è come se tu sei con noi.
Grazie Alessandro, che Dio sia sempre con te.
Che Dio ti benedica!
Don Antonio
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Domenica 22 Gennaio 2017 – La buonanotte di don Antonio

Vi proporrò stasera, ben sapendo di rischiare molto,
un breve estratto della mia meditazione di stamane alla messa domenicale.
“Rischiando molto perché?”, si chiederà qualcuno. Ne dirà una delle sue? A don Antonio piace sempre rischiare. Disorientarci . Sentiamo.
Stamattina, la seconda lettura della Messa riportava un brano della 1° lettera di San Paolo Apostolo ai Corinzi, cioè agli abitanti di Corinto, vivace e un po’ irrequieta città greca, oggi celebre per il suo formidabile canale letteralmente tagliato come in un pane di burro.
Ai tempi di San Paolo, che vi rimase a lungo, fu una prospera e abbastanza viziosa città portuale, dominata dalla sua maestosa acropoli (Acrocorinto) una specie di fortezza e santuario pagano allo stesso tempo, nella quale si praticava ampiamente la prostituzione sacra.
La comunità cristiana non poteva non risentire di tali contraddizioni e Paolo ce ne informa in due sue lettere scritte a quella comunità.
Una di queste inquietudini era dovuta alla smania dei corinti di contrapporsi in gruppi contrapposti,facenti capo a personaggi di spicco: a Paolo, a Cefa (Pietro), ad Apollo (un apostolo della seconda ora), altri a Cristo. San Paolo li riprende severamente a causa di questo vezzo. Noi siamo tutti e solo di Cristo, perché solo in Cristo siamo stati salvati.
Ora veniamo a noi: non vi pare che sia ciò che accade oggi nella Chiesa? Io sono di Francesco; e io sto con Brandmüller, e io con Caffarra, e io con Burque; e io con i vescovi argentini,e io con i due vescovi di Malta.
Poveri noi! Forse Cristo è ancora diviso? E la misericordia non viene prima di ogni altra giustizia?
Lunga vita (e forse un pizzico di coraggio in più) a papa Francesco. Che ci benedica tutti.
Don Antonio
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Sabato 21 Gennaio 2017 – La buonanotte di don Antonio

Stasera mi affiderò a San’Agostino perché mi sia di guida in questa buonanotte.
Questa è una sua celebre massima, che qui riporto a vostra edificazione.
 
– Ama e fa’ ciò che vuoi;
sia che tu taccia, taci per amore;
sia che tu parli, parla per amore;
sia che tu corregga, correggi per amore;
sia che perdoni, perdona per amore:
sempre sia in te la radice dell’amore,
poiché da questa radice
non può procedere se non il bene.
 
Amore: ma di quale amore parla qui Sant’Agostino?
Forse di quello di cui si sarebbe pentito per tutta la sua vita? Di quell’amore che è spreco, profanazione, abbrutimento di sé stesso e degli altri?
Quello a cui l’aveva iniziato il padre fin dall’età dei sedici-diciassette anni, pratica da cui sarebbe nato un figlio che perderà giovanissimo?
O quello umile, devoto, eroico, generoso di cui gli aveva dato sublime esempio la madre Santa Monica? Quell’amore che gli fece scrivere e dire: “Signore tu ci hai creati per te, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”.
Potrò riuscire mai a far mio quel modello perfetto che Monica ci ha lasciato, che Agostino ci ha trasmesso? Io da me, no, ma Tu, Signore, potrai condurmi fino alla meta se non ti stancherai di me. Seduto ai margini della strada tu mi aspetterai, stanco, ma vigile. E quando mi vedrai arrivare mi chiamerai per nome, e io, forse, ti seguirò. E sarà vita eterna.
Don Antonio, che vi benedice.
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Venerdì 20 Gennaio 2017 – La buonanotte di don Antonio

Ieri sera vi ho promesso un dono. Eccolo.
Una poesia del grandissimo Giuseppe Ungaretti poeta italiano nato in Egitto (1888- 1970), fra i maggiori del XX secolo, anche se Stoccolma non ha mai voluto riconoscerlo meritevole del premio Nobel, premio assegnato invece a Quasimodo e a Montale.
Questa la poesia di cui voglio farvi dono stasera.
Il titolo è La Madre. E questa è la breve,
intensissima lirica: un vero dono che il Poeta ha fatto a tutti noi.

«E il cuore quando d’un ultimo battito
«avrà fatto cadere il muro d’ombra
«per condurmi, Madre, sino al Signore,
«come una volta mi darai la mano.
«In ginocchio, decisa,
«sarai una statua davanti all’eterno,
«come già ti vedeva
«quando eri ancora in vita.
«Alzerai tremante le vecchie braccia,
«come quando spirasti
«dicendo: Mio Dio, eccomi.
«E solo quando m’avrà perdonato,
«ti verrà desiderio di guardarmi.
«Ricorderai d’avermi atteso tanto,
«e avrai negli occhi un rapido sospiro.

Questa poesia la lessi nella Chiesa di Casalina
in occasione dei funerali di mia Madre (1980).
Mi è tornata in mente ieri sera, perché Alessandro, il giornalista ottantenne diceva di sperare che avrebbe ritrovato tutti lassù. Anch’io lo spero, e oggi dedico quella poesia
a tutte le meravigliose mamme di Casalina
che oggi sono in cielo con la mia.
Che tutte ci benedicano tutti.

Don Antonio

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Giovedì 19 Gennaio 2017 – La buonanotte di Don Antonio

La preghiera di stasera è di Alessandro.
Un ottantenne. Giornalista e scrittore, amante
di musica, cinema e disegno.
Sposato. Bella famiglia al suo attivo.
Pratica corsa lenta e bicicletta.
Ha pubblicato saggi e libri di poesie.
Una figura a tutto tondo. Ecco la sua preghiera.
 
“Padre mio e di tutti noi,
la preghiera di Gesù,
che da sempre ti dedichiamo,
a me non basta più.
Ho tante cose da dirti
e una sola da chiederti:
regalami la fede.
Rendimi sicuro
che dopo questa vita
Tu ci sarai
e ci aspetterai uno per uno.
Fammi credere
che ci lascerai la memoria,
per riconoscere i nostri genitori
e domani i figli, prima di unirci
nel grande abbraccio con te.
Questa è la fede che ti chiedo,
Signore, che mi accompagni
verso il valico del cielo,
senza paura, col solo desiderio
di incontrare te”.
 
Posso dire già, fin d’ora, che fra quelle
lette fin qui, questa è quella che mi coinvolge
di più, che io sento più mia?
Quest’ansia tutta umana di ritrovarci,
di riconoscerci, io la sento da sempre con me.
Ve ne farò dono domani con le parole d’un
Grandissimo della poesia italiana del Novecento.
Per ora basta così. Il resto è sorpresa.
Don Antonio.
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Mercoledì 18 Gennaio 2017 – La buonanotte di don Antonio

Che mi stia rincorbellendo? Nessuno lo potrebbe escludere vista l’età che mi porto dietro, o dentro, o sopra le spalle. Sta di fatto che stasera mi dedicherò a un altro “amarcord” (termine romagnolo per “mi ricordo”) titolo d’un celebre film di Federico Fellini.
Ancora un salto all’indietro, nella stessa casa dove abbiamo conosciuto, giorni fa, la Signorina Petrarca, quella del “Signore, trattalo con delicatezza”.
Questa è la volta di un’altra ottuagenaria, che per tutti era la “Signora Biondi”. Era piccola, esile, fragile che se le soffiavi contro, le facevi fare almeno tre capriole. Era finita lì perché finito che ebbe di tirar su i figli del figlio, la nuora aveva preteso di rimanere l’unica padrona di casa. Di questa ingiustizia non s’era mai data pace.
L’andavo a trovare anche lei, qualche volta in camera,. Come mai ne parlo oggi? Una ragione c’è ed è proprio di oggi. Era originaria di Sant’Elpidio a Mare, sul litorale marchigiano. Sant’Elpidio fu un santo abate che lei considerava patrono contro il terremoto, e nel suo potere di patrono aveva una fiducia cieca. Probabilmente però le sue informazioni non erano troppo esatte, perché santo patrono contro il terremoto è considerato sant’Emidio vescovo, patrono di Ascoli Piceno.
Ho ripensato a lei in questo giorno difficile, terribile, con tre scosse oltre il 5° grado della Scala Richter, che hanno raggiunto Roma e l’Emilia-Romagna e che anche noi abbiamo avvertito benissimo: anzi “malissimo”. Sperando che tutto finisca qui.
Che Dio ci ascolti ed Elpidio ed Emidio, deposta ogni rivalità, si uniscano per proteggerci meglio.
Don Antonio

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Martedì 17 Gennaio 2017 – La buonanotte di don Antonio

Dag Hammarskjöld: chi era costui?, si domanderanno in molti leggendo per la prima volta questo non facilissimo nome.
Ebbene, Dag Hammarskjöld fu un uomo politico di primordine, segretario delle Nazioni Unite e morì su un aereo fatto esplodere in aria in un attentato sul cielo del Katanga. Era il 1961 e Dag aveva 56 anni.
Uomo di grandissima fede, fra i suoi scritti trovati e studiati post mortem, fu ritrovato anche un quaderno che conteneva un testo destinato alla pubblicazione. Nessuno se lo sarebbe aspettato. In un mondo (quello scandinavo) sempre più votato a un laicismo spinto l’idea d’un Segretario dell’ONU dalla chiara vocazione e disposizione mistica meravigliò molti. Ne riporterò qui una frase e una piccola parte d’una preghiera troppo lunga per questa rubrica, ma che già in quella piccola parte rivela la statura dell’uomo e del cristiano.
Innanzitutto il testo più lungo che conclude una sua preghiera (spesso i suoi appunti si trasformavano, verso la fine, in preghiera). Eccola:

Dammi puri sensi per vederti,
dammi umili sensi per udirti,
dammi sensi d’amore per servirti.
dammi sensi di fede perché io dimori saldo in Te.
O Signore, Tu che sei al di sopra di noi,
Tu che sei anche in noi,
fa’ che ognuno ti veda anche in me.

Dag Hammarskjöld

E ora una frase che molti di voi già conoscono, avendone io fatta un mio cavallo di battaglia:

“Di tutto il passato grazie; di tutto il futuro sì».

C’è dentro tutto: tutto ciò che serve per essere e per dirci veri cristiani.
Che il Signore si ricordi di noi tutti.

Don Antonio

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