Sabato 21 Gennaio 2017 – La buonanotte di don Antonio

Stasera mi affiderò a San’Agostino perché mi sia di guida in questa buonanotte.
Questa è una sua celebre massima, che qui riporto a vostra edificazione.
 
– Ama e fa’ ciò che vuoi;
sia che tu taccia, taci per amore;
sia che tu parli, parla per amore;
sia che tu corregga, correggi per amore;
sia che perdoni, perdona per amore:
sempre sia in te la radice dell’amore,
poiché da questa radice
non può procedere se non il bene.
 
Amore: ma di quale amore parla qui Sant’Agostino?
Forse di quello di cui si sarebbe pentito per tutta la sua vita? Di quell’amore che è spreco, profanazione, abbrutimento di sé stesso e degli altri?
Quello a cui l’aveva iniziato il padre fin dall’età dei sedici-diciassette anni, pratica da cui sarebbe nato un figlio che perderà giovanissimo?
O quello umile, devoto, eroico, generoso di cui gli aveva dato sublime esempio la madre Santa Monica? Quell’amore che gli fece scrivere e dire: “Signore tu ci hai creati per te, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”.
Potrò riuscire mai a far mio quel modello perfetto che Monica ci ha lasciato, che Agostino ci ha trasmesso? Io da me, no, ma Tu, Signore, potrai condurmi fino alla meta se non ti stancherai di me. Seduto ai margini della strada tu mi aspetterai, stanco, ma vigile. E quando mi vedrai arrivare mi chiamerai per nome, e io, forse, ti seguirò. E sarà vita eterna.
Don Antonio, che vi benedice.
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Venerdì 20 Gennaio 2017 – La buonanotte di don Antonio

Ieri sera vi ho promesso un dono. Eccolo.
Una poesia del grandissimo Giuseppe Ungaretti poeta italiano nato in Egitto (1888- 1970), fra i maggiori del XX secolo, anche se Stoccolma non ha mai voluto riconoscerlo meritevole del premio Nobel, premio assegnato invece a Quasimodo e a Montale.
Questa la poesia di cui voglio farvi dono stasera.
Il titolo è La Madre. E questa è la breve,
intensissima lirica: un vero dono che il Poeta ha fatto a tutti noi.

«E il cuore quando d’un ultimo battito
«avrà fatto cadere il muro d’ombra
«per condurmi, Madre, sino al Signore,
«come una volta mi darai la mano.
«In ginocchio, decisa,
«sarai una statua davanti all’eterno,
«come già ti vedeva
«quando eri ancora in vita.
«Alzerai tremante le vecchie braccia,
«come quando spirasti
«dicendo: Mio Dio, eccomi.
«E solo quando m’avrà perdonato,
«ti verrà desiderio di guardarmi.
«Ricorderai d’avermi atteso tanto,
«e avrai negli occhi un rapido sospiro.

Questa poesia la lessi nella Chiesa di Casalina
in occasione dei funerali di mia Madre (1980).
Mi è tornata in mente ieri sera, perché Alessandro, il giornalista ottantenne diceva di sperare che avrebbe ritrovato tutti lassù. Anch’io lo spero, e oggi dedico quella poesia
a tutte le meravigliose mamme di Casalina
che oggi sono in cielo con la mia.
Che tutte ci benedicano tutti.

Don Antonio

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Giovedì 19 Gennaio 2017 – La buonanotte di Don Antonio

La preghiera di stasera è di Alessandro.
Un ottantenne. Giornalista e scrittore, amante
di musica, cinema e disegno.
Sposato. Bella famiglia al suo attivo.
Pratica corsa lenta e bicicletta.
Ha pubblicato saggi e libri di poesie.
Una figura a tutto tondo. Ecco la sua preghiera.
 
“Padre mio e di tutti noi,
la preghiera di Gesù,
che da sempre ti dedichiamo,
a me non basta più.
Ho tante cose da dirti
e una sola da chiederti:
regalami la fede.
Rendimi sicuro
che dopo questa vita
Tu ci sarai
e ci aspetterai uno per uno.
Fammi credere
che ci lascerai la memoria,
per riconoscere i nostri genitori
e domani i figli, prima di unirci
nel grande abbraccio con te.
Questa è la fede che ti chiedo,
Signore, che mi accompagni
verso il valico del cielo,
senza paura, col solo desiderio
di incontrare te”.
 
Posso dire già, fin d’ora, che fra quelle
lette fin qui, questa è quella che mi coinvolge
di più, che io sento più mia?
Quest’ansia tutta umana di ritrovarci,
di riconoscerci, io la sento da sempre con me.
Ve ne farò dono domani con le parole d’un
Grandissimo della poesia italiana del Novecento.
Per ora basta così. Il resto è sorpresa.
Don Antonio.
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Mercoledì 18 Gennaio 2017 – La buonanotte di don Antonio

Che mi stia rincorbellendo? Nessuno lo potrebbe escludere vista l’età che mi porto dietro, o dentro, o sopra le spalle. Sta di fatto che stasera mi dedicherò a un altro “amarcord” (termine romagnolo per “mi ricordo”) titolo d’un celebre film di Federico Fellini.
Ancora un salto all’indietro, nella stessa casa dove abbiamo conosciuto, giorni fa, la Signorina Petrarca, quella del “Signore, trattalo con delicatezza”.
Questa è la volta di un’altra ottuagenaria, che per tutti era la “Signora Biondi”. Era piccola, esile, fragile che se le soffiavi contro, le facevi fare almeno tre capriole. Era finita lì perché finito che ebbe di tirar su i figli del figlio, la nuora aveva preteso di rimanere l’unica padrona di casa. Di questa ingiustizia non s’era mai data pace.
L’andavo a trovare anche lei, qualche volta in camera,. Come mai ne parlo oggi? Una ragione c’è ed è proprio di oggi. Era originaria di Sant’Elpidio a Mare, sul litorale marchigiano. Sant’Elpidio fu un santo abate che lei considerava patrono contro il terremoto, e nel suo potere di patrono aveva una fiducia cieca. Probabilmente però le sue informazioni non erano troppo esatte, perché santo patrono contro il terremoto è considerato sant’Emidio vescovo, patrono di Ascoli Piceno.
Ho ripensato a lei in questo giorno difficile, terribile, con tre scosse oltre il 5° grado della Scala Richter, che hanno raggiunto Roma e l’Emilia-Romagna e che anche noi abbiamo avvertito benissimo: anzi “malissimo”. Sperando che tutto finisca qui.
Che Dio ci ascolti ed Elpidio ed Emidio, deposta ogni rivalità, si uniscano per proteggerci meglio.
Don Antonio

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Martedì 17 Gennaio 2017 – La buonanotte di don Antonio

Dag Hammarskjöld: chi era costui?, si domanderanno in molti leggendo per la prima volta questo non facilissimo nome.
Ebbene, Dag Hammarskjöld fu un uomo politico di primordine, segretario delle Nazioni Unite e morì su un aereo fatto esplodere in aria in un attentato sul cielo del Katanga. Era il 1961 e Dag aveva 56 anni.
Uomo di grandissima fede, fra i suoi scritti trovati e studiati post mortem, fu ritrovato anche un quaderno che conteneva un testo destinato alla pubblicazione. Nessuno se lo sarebbe aspettato. In un mondo (quello scandinavo) sempre più votato a un laicismo spinto l’idea d’un Segretario dell’ONU dalla chiara vocazione e disposizione mistica meravigliò molti. Ne riporterò qui una frase e una piccola parte d’una preghiera troppo lunga per questa rubrica, ma che già in quella piccola parte rivela la statura dell’uomo e del cristiano.
Innanzitutto il testo più lungo che conclude una sua preghiera (spesso i suoi appunti si trasformavano, verso la fine, in preghiera). Eccola:

Dammi puri sensi per vederti,
dammi umili sensi per udirti,
dammi sensi d’amore per servirti.
dammi sensi di fede perché io dimori saldo in Te.
O Signore, Tu che sei al di sopra di noi,
Tu che sei anche in noi,
fa’ che ognuno ti veda anche in me.

Dag Hammarskjöld

E ora una frase che molti di voi già conoscono, avendone io fatta un mio cavallo di battaglia:

“Di tutto il passato grazie; di tutto il futuro sì».

C’è dentro tutto: tutto ciò che serve per essere e per dirci veri cristiani.
Che il Signore si ricordi di noi tutti.

Don Antonio

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Lunedì 16 Gennaio 2017 – La buonanotte di don Antonio

17 gennaio: la Chiesa celebra un colosso della santità di tutti i tempi, Sant’Antonio abate. A chi confrontarlo? Pochi ce ne furono come lui. Anzi pochissimi. La sua vita fu nel segno della novità rivoluzionaria: dove rivoluzione non sta per movimento armato per cambiare le cose con la forza fisica delle braccia o delle armi, ma con la sola forza dell’esempio e della pace profonda del cuore e di tutto il proprio essere.
Ne ho parlato ormai tante volte, che non potrò non ripetermi. Speriamo solo che tra chi mi legge fra stasera e domani, ci sia qualcuno che non mi ha mai né letto né sentito parlar di lui.
Antonio era un giovane di Alessandria di Egitto, allora un po’ la nuova Atene (quanto a cultura) dell’intero impero Romano. Per ritrovare un gigante come lui bisognerà forse aspettare san Francesco d’Assisi. Come Francesco, anche Antonio fu un uomo libero: tanto libero che entrato in un’assemblea liturgica dove si leggeva il brano evangelico in cui si racconta del giovane ricco che rinunciò a seguire Gesù perché non se la sentì di lasciare tutte le sue ricchezze (era molto ricco infatti; Mc 10, 17-31 e par.), Antonio non ci pensò due volte: uscito dall’assemblea, andò a vendere tutto quello che aveva, lo diede ai poveri e si dette a servire Dio rinunciando a tutto. Lasciata Alessandria, si rifugiò nel deserto, dove si dette alla solitudine, alla penitenza e alla preghiera. A migliaia lo seguirono in quella vita di durissima ascesi. Una specie di San Francesco ante litteram, egli insegnò una via alla santità adatta solo ai giganti. Altro che protettore degli animali! Antonio fu e resta un colosso della santità come pochissimi altri. Che ci accompagni sempre con la sua benedizione.

Don Antonio

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Domenica 15 Gennaio 2017 -La buonanotte di don Antonio

Dunque finalmente è accaduto. Lo si aspettava da tempo e finalmente è successo. La Santa Sede, regnante papa Francesco, ha finalmente riconosciuto lo Stato Palestinese come Paese libero, indipendente e sovrano. Da molto tempo se ne parlava e da molto tempo lo si attendeva. Ma la “real politik” ha le sue esigenze, e le attese devono essere necessariamente lunghe, finché non si facciano quadrare tutti i cerchi, finché tutti gli angoli non siano stati smussati e le suscettibilità non trovino la giusta formula che consenta a tutti di dirsi soddisfatti e nessuno costringa a sentirsi sconfitto.
Ora la nuova ambasciata presso la Santa Sede è una realtà a giusto 10-15 passi dal Vaticano, in via di porta Angelica, proprio davanti alla stessa Porta che dà il nome alla strada. Si chiude così, nel migliore dei modi, una querelle mondiale lunga già d’una settantina d’ anni a che dà finalmente corpo a un’intesa firmata tra le due parti già nel 2015.
Che succederà ora? Sarà tutto da vedere. Intanto si è già manifestata una specie di preoccupante fibrillazione nei rapporti di Israele con gli Stati Uniti di Trump, il quale ha già fatto sapere che è sua intenzione trasferire l’Ambasciata USA in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme. Come dire: promettere di spegnere un incendio con pompe e idranti caricati a petrolio.
In realtà, dopo Cuba, Siria, Teheran, Ucraina, Strasburgo e lo stesso Onu e ora le promettenti relazioni con la Cina, Francesco sta diventando sempre più un punto di riferimento essenziale per tutti gli operatori di pace nel mondo.
Una prova di più per dimostrare che solo se si ha il coraggio di rompere schemi già noti si possono fare progressi in questo difficilissimo cammino.
E questo non vale solo per Francesco, ma per ogni spirito veramente profetico. Lunga vita dunque a Francesco, ma più lunga ancora alla profezia, dovunque e in chiunque si manifesti. Benedizione.
Don Antonio.

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Sabato 14 Gennaio 2017 – La buonanotte di don Antonio

Riprendiamo in mano le diverse versioni del
Padre nostro di cui questa è la terza espressione.
Ce la propone Aldo, un biologo poliedrico e di vasti interessi: sposato, senza figli, teme per il genere umano un futuro apocalittico.

«Padre di tutti i mondi,
che sei fuori e dentro di me,
come di ogni cosa creata,
io ammiro ogni giorno
il miracolo della vita,
la massima espressione
di Te, ma non riesco a credere
che l’Uomo di questa terra
sia a tua immagine e somiglianza.
Ti prego, Padre,
accelera l’evoluzione,
facendo mutare i geni,
migliora la nostra natura,
togliendo alla razza umana
i cromosomi dell’odio e della guerra.
Tu che puoi tutto,
metti in ogni cellula
di ogni prossimo bimbo
il gene della pace.
Amen.

Preghiera amara, come si avverte subito, d’un uomo di scienza non avvezzo a ragionare coi desideri del suo grande cuore: (accelera l’evoluzione) e avrebbe pronta anche la ricetta (togliendo alla razza umana / i cromosomi dell’odio e della guerra), ma la sua mente di scienziato si rifiuta di seguirlo (non riesco a credere che l’uomo sia a tua immagine e somiglianza). Allora preferisce lasciare la parola al sogno (metti in ogni cellula/ di ogni prossimo bimbo/ il gene della pace).
Che possiamo aggiungere? Niente che non sia
quell’Amen, con cui l’Autore conclude.

Don Antonio

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Venerdì 13 Dicembre 2017 – La buonanotte di don Antonio

Ricordate Renato Rascel in
“è scoppiata la tempesta,
è arrivato il temporale,
chi sta bene e chi sta male,
e chi sta come gli par”?

Beh! altro che tempesta, altro che temporale
Quella che sta per abbattersi sull’Italia nei prossimi giorni: freddo polare, dicono, freddi d’altri tempi!
Temperature sotto di almeno dieci gradi rispetto alle medie stagionali.
Per i media questa è una fortuna, una provvidenza: sono pagine e pagine di giornali, di riviste, di giornali radio e TV che ti piovono addosso come una manna e senza neppure cercarle. Notizie d’oro per gli agenti turistici della montagna italiana. Sai le sciate, le risalite, le fiaccolate sulla neve, i salti dai trampolini… Tutte cose che fanno da traino all’economia e all’allegria degli italiani che se lo possono permettere.
Già, perché poi c’è altra faccia del freddo e della neve: quella cattiva, quella dei barboni che muoiono assiderati sotto i ponti, mal protetti dai loro letti di cartoni sull’asfalto; quella delle metropolitane aperte anche di notte non per le corse dei treni, ma per far da dormitori ai senza casa.
La faccia, soprattutto, dei terremotati nelle baracche, nei tendoni, negli alloggi di fortuna con le temperature a – 20/25 gradi. Magari lassù non si muore, ma il disagio è atroce nel corpo e nello spirito.
Ma che farci? Questa è la vita. E nella vita ha da esserci posto per tutto: per il nascere e per il morire, per il godere e per il soffrire.
Intanto che io sto qui, comodo e caldo “nel mio cantuccio donde non sento” nemmeno il cadere della neve che tutto imbianca e copre e nasconde, perché si veda solo il bello e chi muore non disturbi troppo.
Che Dio ci benedica tutti… se può.
Don Antonio

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Giovedì 12 Gennaio 2017 – La buonanotte di don Antonio

Tutti sanno che le Olimpiadi moderne, ispirate ai giochi di Olimpia nell’antica Grecia, sono il lascito culturale e civile di Ms. Pierre de Coubertin, fondatore delle moderne Olimpiadi. Di Olimpiadi tutti si riempiono la bocca, ma intanto che ne parlano o le preparano, pensano ai lupi solitari e ai terroristi dell’Isis. E non manca neppure chi butta là un “Quanto mi date se vi lascio in pace e non vi guasto la festa?”. Perché, mi raccomando, tutti vogliono la pace e dicono di credere negli ideali sportivi, ma è evidente che dopo Monaco di Baviera 1972 alle olimpiadi i poliziotti sono molto più numerosi degli atleti concorrenti.
Ma anche lì ci dovette essere una svista perché qualcuno, e proprio un tedesco (e che tedesco!) doveva già aver capito tutto molto prima. Si tratta di Robert Musil, l’autore di “L’uomo senza qualità”, che aveva già scritto (era il 1942) che “Gli ideali hanno strane proprietà, fra le altre anche quella di trasformarsi nel loro contrario quando si vuol seguirli scrupolosamente. Così quante olimpiadi sono stati segnati dalla violenza, quale più quale meno, dalla corruzione, dagli sporchi traffici, dalla droga ecc.
E ancora (è sempre Musil che scrive): “Sport. Si potrebbe definire il sedimento di un odio universale finissimamente diffuso, che precipita nelle competizioni sportive.”
Oggi si vende e si compra di tutto anche nello sport. Oggi le olimpiadi non fermano più le guerre; oggi le guerre dettano l’ordine del giorno alle Olimpiadi. Sinceramente non mi dispiace che l’Italia abbia perso quelle del 2024. Saranno tutti più tranquilli (non parlo per me che non prevedo di esserci. Avrò altro da fare allora, nell’altro Mondo. E neppure me ne duole molto).
Don Antonio che vi benedice.

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