Grande grande grande Francesco!

Papa Francesco ha colpito ancora. Come ogni buon prestigiatore, ha sempre qualche altra carta nella manica o qualche altro coniglio nel cilindro per farti restare a bocca aperta.
Guarda oggi, a San Pietro nell’aula del parlamentino della Chiesa romana e un po’ anche italiana, dove si celebrano le assemblee plenarie o generali della CEI. Oggi il Papa li aveva tutti lì, tutti un po’ emozionati, come sempre avviene ogni volta che ci accade di trovarci alla presenza di un papa. Anche se lo hai in familiarità, non puoi sottrarti al fascino un po’ paralizzante di saperti davanti al Santissimo, qualcuno ci diceva quando ero studente nel mio Seminario maggiore al Laterano. Quando? Un concilio ecumenico e un papa Francesco fa. Dunque tanto tanto tempo fa. Una vita. Anzi: ancora in epoca bizantina.
Ebbene oggi il papa, aprendo i lavori dell’Assemblea generale ha detto qualcosa che quei pochi secondi in cui se ne è parlato nel TG24 SKY delle 17,00 son bastati a farmi alzare il telefono per chiedere al nostro Direttore se mi dava 3500 battute per alcune notarelle che eccole qua.
Ebbene, il papa ribadisce che lui vuole ancora sentire i suoi vescovi parlar chiaro davanti a lui, senza farsi scrupolo di nulla. La ricerca della verità passa anche per le parole scomode, sgradite, perché non sempre la verità fa bene; anzi spesso fa decisamente male. Perché la verità, se non è bella di suo, è come un dente cariato: o lo curi o lo cavi. Se no, non dormi, non mangi, non ridi. E tanto meno canti.
Perché ciò possa avvenire, il papa esorta i vescovi ad aver loro il coraggio di essere veri e coerenti: dare parola e ascoltare chi parla contro corrente, a darsi una calmata con i convegni ecclesiali che sono spesso un parlare a vuoto delle voci più accreditate e gradite all’establishment ecclesiastico: sempre quelle, sempre le stesse cose, conosciute e riconosciute ormai da tutti, che tutti vogliono avere perché almeno sappiamo quello che diranno, che non faranno male a nessuno (proprio come avviene nei blablabla di cui vi parlavo domenica scorsa), che sarà solo un gran parlare tanto non cambierà mai niente, perché l’importante è riaffermare i principi, che tutti li conosciamo e sono lì da sempre che nessuno li contesta, ma che non fanno male a nessuno, perché rimangono sempre principio e non portano mai né alla fine della strada né al fine che uno dice di prefiggersi; che se qualcuno mostra di voler fare sul serio, sappiamo bene come renderlo innocuo. Senza fargli male, per carità: solo gli metteremo il silenziatore.
E poi aggiungeva: non fatevi complici della corruzione. Denunziate e/o sconfessate, con coraggio. E ancora: i vescovi facciano i vescovi, non i piloti. Immagine originale per un papa: la usa per chi dovrebbe essere guida e pastore (il pastore infatti guida il suo gregge), ma non pretendete di sostituirvi al conducente. Te lo figuri un vescovo su un autobus, su un treno ad alta velocità, alla cloche d’un’aereo a reazione? Si ricordino che nel popolo di Dio ci sono anche i laici (e i battitori liberi, sembra capire) che hanno anch’essi i loro carismi, ai quali carismi è anche affidato il popolo di Dio.
E volgendo ormai il mio spazio alla fine: ha esortato gli ordini religiosi, ormai tutti ridotti al lumicino, a sapersi ripensare in modo da non mandare perso, con i monasteri e i collegi, anche il carisma. Perché più di quelli conta quest’ultimo.
Chiudo con l’immagine del sale: voi siete il sale della terra (mt,5,13). Se non sapremo insaporire più ciò che mangia il mondo, questo ci getterà via. Anzi ci vomiterà dalla sua bocca (Ap 3,16). Che Dio ne scampi.

Questa voce è stata pubblicata in Chiesa, Il Giornale dell'Umbria. Contrassegna il permalink.