Le dimissioni di Benedetto XVI

Chi lo dice che non cambia mai niente? Anzi: ormai mi sto quasi abituando: la Storia mi sta dando ragione. La Storia, non la cronaca. La notizia l’ho appresa nel momento stesso che è stata resa pubblica dalle televisioni di tutto il mondo interrompendo telegiornali e ogni altra trasmissione in programma. Lo confesso: per la seconda volta in otto giorni, ho reso grazie a Dio per quello che sentivo. Otto giorni fa era l’apertura della Chiesa italiana ai DICO (o come si chiameranno) e alla comunione ai divorziati risposati. Oggi la notizia è assolutamente shock, una volta tanto veramente storica, nel senso che entrerà in tutti i libri di storia come un fatto rarissimo. Basti pensare che l’ultima volta che era accaduto, era 598 anni fa, con le dimissioni di papa Gregorio XII nel 1415. Di che parlo? Ma è ovvio: delle dimissioni di papa Benedetto XVI.
Ricordate quando Paolo VI disse che «un papa non si può dimettere, perché non ci si può dimettere dalla paternità»? Me lo raccontò Jean Guitton, grande amico e intimo di Paolo VI; a chi gli aveva chiesto se lui, a 75 anni contava di dimettersi, il papa aveva risposto proprio come ho appena riferito. Io risposi al grande filosofo che non ero d’accordo con il papa. Avevo studiato abbastanza teologia dell’episcopato, per sapere che ogni vescovo è un padre per tutto il suo popolo e che lo è perché è Dio che ce lo ha dato proprio come padre. O è solo perché vuoi mettere il papa? Allora che diremo: tu con dodici figli come fai a dimetterti? Io invece ne ho uno solo: Mi dimetto quando voglio. O no?
Così è del padre di una piccola e quello della Grande Chiesa?
Ecco perché, secondo me, questo è un grande punto a vantaggio di Benedetto VI sui suoi predecessori: questo suo candore, questo suo accettare i propri limiti nel momento stesso in cui ne diventa consapevole, questo suo non voler privare la Chiesa di una guida più energica, più giovane, presumibilmente più forte e dunque più idonea e più adeguata alle sfide d’un’umanità che ha imboccato una strada estremamente pericolosa è altamente meritorio. In un momento in cui l’umanità inebriata dalle sue stesse conquiste, moltiplica errori ed errori, ci sarà più che mai bisogno d’una guida nel pieno delle sue energie e della sua passione. Ma quel gigante universalmente riconosciuto esitò, in buona fede certo, davanti alla prospettiva del passo indietro, convinto che un papa non poteva tirarsi indietro. Se Dio mi ha messo qui, qui io resto. Che dire?
Di Giovanni Paolo II penso davvero che fu un gigante, ma che non dette un buon esempio: quel viso, già bello e forte, ormai sfatto e quasi inguardabile; quelle belle membra di atleta capace di sfidare le montagne esitava anche davanti alle scalinate artificiali dei suoi altari megagalattici sui quali lo facevano sempre apparire solo, quasi temesse gli rubassero la scena. Quella voce forte e intonata che aveva cantato con moltitudini di giovani negli stadi e nelle piazze, ora pendeva sul petto, perdendo saliva… Io ne ammiro l’eroismo e ne rispetto le scelte, ma non l’ho mai approvato. Ne scrissi un paio di volte, invocando le dimissioni. Che non vennero. Ma la sua intenzione fu pura, e Dio l’ha certamente premiato.
Tutt’altra tempra è Benedetto XVI. Niente d’eroico in lui, se non l’intelligenza e il carattere. Tedesco. Fino in fondo. E onesto. Così quando ha capito che non poteva scalare quel sesto grado costituito dall’età troppo avanzata, ha preferito tornare indietro. Meno eroico, ma più onesto, appunto.
E nel tornare indietro ha tracciato un’altra via, per scalatori meno eroici del grande Polacco, più umani. Vedrete, altri, magari pochi, lo seguiranno.
Di questo io gli sono grato, immensamente. Si sa che già da almeno due anni papa Ratzinger, meditava il ritiro, ma non volle ritirarsi nel momento in cui più duro era lo scontro (crisi della pedofilia). “Mentre il pericolo è grave il capitano non può fuggire” aveva detto. Ora le acque sono più calme.
Sono convinto Santità che non ti mancherà il soglio di San Pietro: hai dalla tua la fede. Hai la tua grande pietà, la tua preghiera. E la tua prodigiosa scienza teologica. E il tuo Mozart. Sul colle e nei giardini vaticani ti parrà bello vivere. Quanto a noi, ti ricorderemo. E con noi la Grande Storia.
Del resto non sei tu, Benedetto, il primo. Altri prima di te han fatto lo stesso: S.Antero: 235; S. Silverio: 537; Celestino V: 1294; Gregorio XII, 1415. Per il momento non ne ricordo altri. Ma anche così sei in buona compagnia.

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