La vergine Dina e la Cassazione. Quando un reato grida vendetta

Sono davvero indignato. È una parola di moda che non fa più effetto? Allora vediamo i sinonimi: sdegnato, irritato, adirato. Vanno bene tutti. Altre parole scadono nel genere parolacce, ma non è il mio genere.
Parlo della sentenza della Cassazione che lascia alla discrezione del giudice la condanna ai domiciliari in alternativa al carcere obbligatorio per stupro. Con l’aggravante della pretesa di fare giurisprudenza. Che vuol dire: in futuro si dovrà tener conto di questa sentenza.
Nell’ostico e quasi odioso linguaggio dei codici che lascia capir quasi niente a chi non è del mestiere, s’intende dire che d’ora in poi i giudici dovranno decidere, caso per caso, se ricorrere al carcere, o se si potranno adottare pene alternative (lèggi: gli arresti domiciliari). Nessuna meraviglia se la reazione dell’opinione pubblica – specialmente femminile, ma non solo – è stata di grave sconcerto e di sdegno, perché se ogni reato di stupro è odioso e “grida vendetta”, quello di gruppo è incomparabilmente più odioso e vigliacco di qualunque violenza individuale. E non potrebbe essere altrimenti: due, tre, cinque corpi che prima ti immobilizzano e poi ti si avventano contro, brutalmente, animalescamente, a turno (ricordate La Ciociara di De Sica?).
O forse un’alternativa al carcere ci può stare: un lavoro socialmente utile (e quanti ce ne sarebbero in un’Italia in emergenza continua): i domiciliari van bene, ma intanto si lavora, sotto precettazione, per lo Stato che paga quel lavoro versandone l’intero importo alla vittima della violenza, per un congruo (ma veramente congruo!) numero di anni. Al reo un assegno di pura sussistenza. Niente cauzione o conversione pecuniaria della pena: per un ricco, sborsare soldi sarebbe meno che niente, anzi probabilmente farebbe crescere in lui un’insensata vertigine d’onnipotenza (posso pagare! a me non faranno mai niente).
No, proprio un lavoro, umile e obbligatorio (cade proprio a proposito: spalare la neve, assistere i barboni, mandarli a rifocillare i bloccati in autostrada!…). Lavoro non retribuito naturalmente: o meglio retribuito sì, ma alla vittima dello stupro. E tanto più alto dovrà essere il prezzo, se allo stupro seguirà una gravidanza.
Perché questo è uno dei reati più odiosi che si conoscano e non solo da oggi, ma da sempre. Per rendere l’idea proporrò una pagina della Bibbia che ci riporta indietro di qualcosa come 3.700 (!) anni. Non intendo certo proporre che si torni a quei metodi, ma servirà a far capire a qualcuno (leggi quei giudici costituzionali che hanno prodotto il capolavoro in questione), tutta la tragedia cui fatti come questi possono dare origine.
E sì che almeno quei “barbari” cananei avevano sentito il bisogno di riparare col matrimonio l’oltraggio arrecato all’innocente Dina: questi squallidi “machi” contemporanei non si vergognano neppure di raccontare su You tube le loro imprese.
Ecco dunque il fatto. Lo citerò quasi per intero e senza sconti. Questo ci aiuterà a capire quanto indietro sia rimasto chi ancora si macchia di crimini siffatti.

Genesi, cap.34: «1Dina (una pronipote di Adamo), la figlia che Lia aveva partorito a Giacobbe, uscì a vedere le ragazze del posto. 2Ma la notò Sichem, figlio di Camor l’Eveo, principe di quel territorio, la rapì e si coricò con lei facendole violenza. 3Ma poi egli rimase legato a Dina, figlia di Giacobbe; s’innamorò della giovane e le rivolse parole di conforto. 4Quindi disse a Camor, suo padre: «Prendimi in moglie questa ragazza». 5Intanto Giacobbe aveva saputo che quello aveva disonorato sua figlia Dina, ma i suoi figli erano in campagna con il suo bestiame, e Giacobbe tacque fino al loro arrivo.
6Venne dunque Camor, padre di Sichem, da Giacobbe per parlare con lui. 7Quando i figli di Giacobbe tornarono dalla campagna, sentito l’accaduto, ne furono addolorati e s’indignarono molto, perché quegli, coricandosi con la figlia di Giacobbe, aveva commesso un’infamia in Israele: così non si doveva fare!
8Camor disse loro: «Sichem, mio figlio, è innamorato della vostra figlia; vi prego, dategliela in moglie! 9Anzi, imparentatevi con noi: voi darete a noi le vostre figlie e vi prenderete per voi le nostre figlie. 10Abiterete con noi e la terra sarà a vostra disposizione; potrete risiedervi, percorrerla in lungo e in largo e acquistare proprietà».
11Sichem disse al padre e ai fratelli di lei: «Possa io trovare grazia agli occhi vostri; vi darò quel che mi direte. 12Alzate pure molto a mio carico il prezzo nuziale e il valore del dono; vi darò quanto mi chiederete, ma concedetemi la giovane in moglie!».
13Allora i figli di Giacobbe risposero a Sichem e a suo padre Camor e parlarono con inganno, poiché quegli aveva disonorato la loro sorella Dina. 14Dissero loro: «Non possiamo fare questo, dare la nostra sorella a un uomo non circonciso, perché ciò sarebbe un disonore per noi. 15Acconsentiremo alla vostra richiesta solo a questa condizione: diventare come noi, circoncidendo ogni vostro maschio. 16In tal caso noi vi daremo le nostre figlie e ci prenderemo le vostre, abiteremo con voi e diventeremo un solo popolo. 17Ma se voi non ci ascoltate a proposito della nostra circoncisione, prenderemo la nostra ragazza e ce ne andremo».
18Le loro parole piacquero a Camor e a Sichem, figlio di Camor. 19Il giovane non indugiò a eseguire la cosa, perché amava la figlia di Giacobbe….20 Camor e il figlio Sichem parlarono agli uomini della città: 21«Questi uomini sono gente pacifica con noi: abitino pure con noi nel territorio e lo percorrano in lungo e in largo… Noi potremo prendere in moglie le loro figlie e potremo dare loro le nostre. 22Ma questi uomini acconsentiranno ad abitare con noi… solo se noi circoncidiamo ogni nostro maschio come loro stessi sono circoncisi… Accontentiamoli dunque, e possano abitare con noi!»… Allora tutti i maschi della città, si fecero circoncidere.

(La circoncisione, asportazione del prepuzio dal pene del maschio, viene praticata ancora oggi in diversi Paesi, anche civili, sia per motivi religiosi [ebrei] sia per motivi igienici (USA): se eseguita in età infantile non crea grossi problemi: ne crea invece parecchi se eseguito in età adulta).


25Ma il terzo giorno, quand’essi erano sofferenti, i due figli di Giacobbe, Simeone e Levi, fratelli di Dina, presero ciascuno la propria spada, entrarono indisturbati nella città e uccisero tutti i maschi. 26Passarono così a fil di spada Camor e suo figlio Sichem, portarono via Dina dalla casa di Sichem e si allontanarono. 27I figli di Giacobbe si buttarono sui cadaveri e saccheggiarono la città, perché quelli avevano disonorato la loro sorella. 28Presero le loro greggi e i loro armenti, i loro asini e quanto era nella città e nella campagna. 29Portarono via come bottino tutte le loro ricchezze, tutti i loro bambini e le loro donne e saccheggiarono quanto era nelle case. 30Allora Giacobbe disse a Simeone e a Levi: «Voi mi avete rovinato». 31Risposero: «Si tratta forse la nostra sorella come una prostituta?
».

3.750 anni dopo, si sta passando dal “Sì, vendetta, tremenda vendetta” dell’infelice Rigoletto al “Madamina, il catalogo è questo” del dissoluto Don Giovanni. Un po’ troppo? Questo passa il convento!

Questa voce è stata pubblicata in Giustizia, Il Giornale dell'Umbria, Morale. Contrassegna il permalink.