Sabato 19 Novembre 2016 – La buonanotte di don Antonio

Vi propongo stasera un’altra breve poesia, un sonetto, come si dice in termine tecnico: quattro strofe, due di quattro versi e due di tre.
L’autore è Guido Gozzano, un poeta piemontese nato nel 1883- 1916.
32 anni dunque, per un genio non certo eccelso, ma dal cuore gentile. Aveva esordito come imitatore di Gabriele d’Annunzio, il Vate della nuova Italia, cantore eroico delle grandi imprese, ma fini come “crepuscolare “, cioè come cantore delle piccole cose.
La cosa di questa sera è addirittura piccolissima, un cardellino, anzi la sua morte. Tale infatti quasi alla lettera il titolo del sonetto: La morte del cardellino.
Ecco la poesia :

Chi pur ieri cantava, tutto spocchia,
e saltellava, caro a Tita, è morto.
Tita singhiozza forte in mezzo all’orto
e gli risponde il grillo e la ranocchia.

La nonna s’alza e lascia la conocchia
per consolare il nipotino smorto:
invano! Tita, che non sa conforto,
guarda la salma sulle sue ginocchia.

Poi, con le mani, nella zolla rossa
scava il sepolcro piccolo, tra un nimbo
d’asfodèli di menta e lupinella.

Ben io vorrei sentire sulla fossa
della mia pace il pianto di quel bimbo.
Piccolo morto, la tua morte è bella!

Sembrano versi quasi prèsaghi d’una morte imminente, che di lì a non molto in effetti ghermirà il poeta stesso. L’immagine del bimbo (Tita) che piange sulla piccola tomba del suo cardellino, non si dimentica facilmente e semmai ti fa dire: dov’è finito il cuore di chi sa ridere sulla morte degli uomini?
Don Antonio, che vi benedice.

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