“mio fratello Giuda”

Stasera Giorgio mi ha servito su un piatto d’argento lo spunto per la migliore buonanotte cui potessi oggi pensare.
Già alcuni anni fa, scrissi un articolo sulla celebre espressione “mio fratello Giuda”, di don Primo Mazzolari, il grande umile prete di Bozzolo (paesotto della pianura padana) che Giovanni XXIII ebbe la preveggenza di salutare un giorno, vedendolo fra i presenti in un’udienza, come “la tromba dello Spirito Santo nella valle padana”.
Questo il testo lo avete trovato nel facebook di giovedì “come pensiero del giorno” e se lo ripropongo è solo perché mi serve per farmi tirar la volata. Eccolo:
“E adesso lasciate che io pensi per un momento al Giuda che ho dentro di me, al Giuda che forse anche voi avete dentro. E lasciate che io domandi a Gesù, a Gesù che è in agonia, a Gesù che ci accetta come siamo, lasciate che io gli domandi, come grazia pasquale, di chiamarmi amico. La Pasqua è questa parola detta ad un povero Giuda come me, detta a dei poveri Giuda come voi”.
Non c’è forse insulto più sanguinoso di questo: sei un Giuda! Bene, qui don Primo non dice di sé d’essere un Giuda: dice solo “d’aver un Giuda dentro di sé”; degli altri è ancora più riguardoso: non dice che anch’essi hanno un Giuda dentro di loro: dice solo che “forse” anche loro ce l’hanno dentro uno”, proprio come ce l’ha lui.
Cosa chiede a Dio per tutti questi Giuda, come dono di Pasqua, don Primo? Che Dio li chiami tutti “amici”!
Non aveva Gesù dato dell’”amico” a Giuda, un attimo prima del bacio fatale, “Amico,con un bacio tradisci il figlio dell’uomo?
Ebbene don Primo non ha altro da chiedere, per lui e per i suoi parrocchiani, che Gesù li chiami con la stessa parola che egli disse a Giuda “Amico”. Egli lo chiede come dono pasquale per tutti loro peccatori. Gli basterà. Perché sa che Gesù, non condannerà mai un amico. Noi possiamo tradire: Lui no! Infatti don Primo sperava (e anche io lo spero), che anche Giuda un giorno sarà salvo. Con questa fede e questa speranza, vi benedico, Don Antonio
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