Mercoledì 19 Ottobre 2016 – La buonanotte di don Antonio

Stasera vorrei rivelarvi un mio stato d’animo, lunedì a San Pietro, il mio profondo disagio nel vedere San Pietro ridotto a quel modo, che per entrare in chiesa devi passare attraverso punti di sbarramento come fosse un aeroporto o un chek point o la Casa Bianca o il Pentagono.
Ed è solo la casa del buon Dio, che sta lì ad aspettarci e con lui tutti i suoi Santi, Giovanni XXIII prima di tutto, e Giovanni Paolo II subito dopo.
In quei dolorosi momenti mi sono rivisto giovanissimo prete, con la mia Fiat cinquecento che entravo e uscivo come e quando e dove volevo, vestito da prete che le guardie svizzere scattavano sull’attenti, e al massimo ti chiedevano dove andavi, più per sapere se conoscevi la strada che per altro.
Oh! “quelli eran giorni, sì, erano giorni!”, e io sapevo bene che non potevo chiedere nulla di più al buon Dio. Erano ancora gli anni Sessanta, gli anni dei Beatles e di Taizé, del Che Guevara e dei Kennedy, di Martin Luther King e di don Lorenzo Milani… “Oh quelli eran giorni sì, erano giorni!”. E l’11 settembre 2001 era ancora di là da venire e il mondo si poteva ancora illudere che all’alba del nuovo Millennio tutto sarebbe stato nuovo. E difatti niente fu più lo stesso, ma in peggio.
Un urlo nella notte: “Ma don Antonio, che le prende? Non vuol farci dormire stanotte?”.
No, no! Per carità, fate pure sogni d’oro, ma a me viene in mente Dante che mette in bocca all’infelice Francesca da Rimini queste parole: (Inferno, V, 121-123): …”Nessun maggior dolore/ che ricordarsi del tempo felice / ne la miseria» .
Non è un invito a piangerci addosso, ma un invito a rimboccarci le maniche per evitare che venga anche peggio.
E con questo vi benedico.
Don Antonio

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