Martedì 16 Agosto 2016 – La buonanotte di don Antonio

Oggi la Chiesa celebra Santo Stefano, primo re d’Ungheria
(969 – 1038), fondatore dello Stato e della Chiesa ungheresi.
“E a noi che ce ne importa?”, si chiederà qualcuno fra chi mi legge.
Sono passati esattamente 978 anni dalla sua morte: che possiamo
imparare noi da un re che quasi quasi potremmo considerare un barbaro per i nostri modi di pensare e di vivere?
Ma chi l’à detto che la sapienza e la saggezza sono solo dei tempi nostri, mentre prima c’era solo barbarie?
Leggete allora queste poche righe e vi convincerete che non ho torto. Sono parole scritte dal santo Re al figlio Imre, che però non riuscirà a succedergli dato che la morte lo ha ghermito che era ancora giovanissimo.
Si può pensare qualcosa di più moderno sui problemi del
multiculturalismo e dell’accoglienza agli stranieri?
«Gli ospiti e gli stranieri devono occupare un posto nel tuo regno.
Accoglili bene e accetta i lavori e le armi che possono recarti;
non aver paura delle novità; esse possono servire alla grandezza
e alla gloria della tua corte. Lascia agli stranieri la loro lingua
e le loro abitudini, giacché il regno che possiede una sola lingua
e dovunque adotta i medesimi costumi, è debole e caduco
(“unius linguae, uniusquemorisregnum imbecille et fragile est”).
Non mancare mai di equità né di bontà verso coloro che son venuti
a stabilirsi qui: trattali con benevolenza, affinché essi si trovino
meglio presso di te che in qualsiasi altro paese». Pare mica Salvini? Che ne dite? Non è una vera lezione a tutto campo per tanti nostri connazionali? La barbarie non si valuta affatto dalle coordinate geografiche d’un Paese, ma dai princìpi morali e dalle leggi che lo governano.
Che Dio benedica e converta il miope Occidente, affinché sappia
riconoscerlo nel fratello che ci chiede ospitalità e speranza.
Don Antonio

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