Lunedì 26 Dicembre 2016 – La buonanotte di Don Antonio

Chi è stato oggi alla Messa o la Messa l’ha seguita per radio o televisione, sa bene che oggi la liturgia ha ricordato il primo martire della storia del cristianesimo. Il suo nome, Stefano, è ancora oggi fra i più popolari e frequenti fra i cristiani e fu spesso scelto per i figli di sovrani e delle maggiori famiglie cristiane. Ciò si spiega con l’etimologia dello stesso nome: Stephanos, termine greco che significa “corona” (e dunque “incoronato” per chi lo porta) sembra proprio creato per essere dato a un figlio di sovrani o comunque a un uomo destinato al potere e al governo delle cose del mondo. Un nome che può essere inteso anche come un augurio.
Santo Stefano non era uno di questi. Era solo un giovane cristiano della primissima generazione.
Scelto dagli apostoli stessi fra i discepoli più generosi e zelanti, egli fu posto a capo dei “sette” che avrebbero sostituito gli apostoli nel servizio delle mense, un aiuto concreto e preziosissimo per quanti non avevano cibo assicurato tutti i giorni.
Ma il suo zelo dette fastidio ai nemici della nuova religione, che seppero far sì che Stefano fosse lapidato per bestemmia. Ma il loro momentaneo successo fu alla base della loro definitiva sconfitta.
A guardia dei mantelli dei lapidatori di Stefano fu messo un giovane di nome Saulo, che veniva da Tarso, nell’attuale Turchia. E la preghiera di Stefano che offriva la sua vita per la salvezza di chi lo uccideva raggiunse proprio quel giovane, che di lì a poco sarebbe stato raggiunto dalla Grazia dìvina sulla via di Damasco, e sarebbe diventato più tardi San Paolo, il grande apostolo dei pagani. La morte per la vita; il delitto per la Grazia. Proprio per questo era morto Gesù.
E con questo vi benedico e vi auguro la buonanotte.
Don Antonio

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