La mia “Buonanotte”

Il 5 aprile la mia “Buonanotte” compie i sei mesi di vita. Difficile immaginare allora che sarebbe durata tanto.

Ogni giorno daccapo, ogni giorno un’idea, ogni giorno uno stimolo, una provocazione nuova: non era cosa semplice per me, abituato a ben altre scritture: serie, seriose, pesanti, noiose per chi non c’è abituato.
Qui invece, scherzose, gioiose, pensose, tristi, schioppettanti, allegre, commoventi, felici, dolenti insomma un po’ di tutto. E quando un’idea non ce l’hai la vai a cercare da chi te ne può dare una: sono le buonenotti rubate o prese in prestito da un autore famoso, a volte anche lui scherzoso, burlone, ironico, gioioso; altre volte anche lui serioso, profondo, barbosetto, saccente, petulante, uffa che noia!
Qualche volta parole strappalacrime, emozionanti, toccanti, come quando parli dei morti e di chi non c’è più e che t’era caro – tutta la tua vita –; altre volte gli avresti dato fuoco tanto t’aveva fatto arrabbiare, ma ora, sotto un’altra luce, non è poi tanto male.
Ma chi te lo fa fare, mi chiederete. Presto detto: la passione, il bisogno di parlare, di dire e di trasmettere ad altri quello che hai nel cuore, che non puoi tacere, ché se tacessi tradirei me stesso, e la fiducia che m’avete dato, e il credito che m’avete concesso, e quella voglia quel bisogno che ci sia qualcuno che ti possa, che ti sappia dire quello che tu da sempre hai nel cuore, ma che rimane lì, muto, solo perché tu non lo sapresti dire, e allora ci vorrebbe qualcuno che le dicesse per te, che ti facesse capire che non sei solo a pensarlo, perché se siamo in più a pensarla in un modo, forse ho ragione anch’io a pensarla così.
E allora coraggio amici: tiremminnanz! E fra sei mesi, forse spunterà il primo dentino.
Ma anche così, anche senza denti, Dio ci benedica lo stesso. Don Antonio
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