Cinque contro due! Chi l’avrebbe mai detto?

Povero Qoelet, chi gliel’avesse mai detto! Non è più vero neppure che “non c’è nulla di nuovo sotto il sole” (Qo 1,9). Almeno da mercoledì 17 settembre, quando cinque cardinali hanno messo nero su bianco il loro disaccordo con papa Francesco sul suo ventilato proposito di ammettere i divorziati risposati alla comunione eucaristica.
Inauditum a saeculis! Ma sai quante cose sono cambiate da quando il Vaticano II ha finalmente posto fine all’era tridentina, totalmente prona alla teologia scolastico-tomistica di cui quel concilio fu espressione suprema e apoteosi? Ormai si riconosce che quella totale fedeltà alla scolastica fu la principale causa di tutti i ritardi della Chiesa cattolica sulle culture secolari dell’Europa, le quali, almeno all’inizio, nate tutte in contesto cristiano, più che anticristiane si ponevano come fortemente critiche verso il mondo cattolico romano, visto come principale ostacolo per ogni progresso del pensiero e della scienza.
Strettamente ancorati a una comprensione letterale della Sacra Scrittura, i teologi romani non potevano fare buona accoglienza ai metodi e allo spirito di una scienza che non faceva più riferimento, nel dare risposta ai problemi dei tempi nuovi, alla Scrittura, alla teologia e al criterio dell’ipse dixit per il quale non si metteva mai in discussione la parola dei maestri riconosciuti della scuola, Aristotele e Tommaso d’Aquino su tutti. Per i dissidenti c’era il tribunale dell’Inquisizione, con tutto ciò che ne poteva seguire.
Si dovette aspettare il Vaticano II, voluto e reso possibile dal genio pastorale di Giovanni XXIII, per rivedere la Chiesa cattolica all’avanguardia sui tempi della Storia dopo quattro secoli d’inesorabile retroguardia, contrassegnati dall’ abbandono di masse sempre più vaste di fedeli nell’evo moderno.
Ma durò poco. Ben presto la prudenza e la paura ripresero il sopravvento. La Chiesa si riposizionò sulla difensiva. Lo stesso Benedetto XVI temette il peggio e, per scongiurarlo, rassegnò le dimissioni, compiendo con ciò uno dei gesti più profetici nella Chiesa dei nostri tempi. Il suo gesto propiziò il ciclone Francesco che rimise tutto in discussione.
Fu come una scarica elettrica su un corpo che non vuol risvegliarsi. La Chiesa, presa per mano dal papa argentino, sembrò ritrovare tutto il suo ottimismo, il suo entusiasmo. Il mondo si accorse subito, quella sera stessa, che qualcosa, forse tutto stava cambiando. E tutti se ne sentirono confortati. Da allora son passati 18 mesi, e quel papa è più popolare che mai… se non, (forse) in Vaticano.
Ed eccoci allora al punto: proprio alla vigilia dell’avvenimento fin qui più importante dell’era Bergoglio e per la sua Chiesa (l‘imminente sinodo sulla famiglia), cinque cardinali (fra essi ben tre italiani, fra cui Angelo Scola, entrato in conclave papa e uscitone cardinale) pubblicano un libro nel quale essi prendono le distanze dalle audacie pastorali canoniche e teologiche del papa argentino. Altrettanto clamorosa la firma del card. G.L. Müller, prefetto della congregazione per la fede, sulla quale però le vedute sono piuttosto discordanti. Che l’abbiano messa “a sua insaputa”?
La ragione di tale distanza è nel timore che, lasciata alla guida di papa Francesco, la zattera di Pietro vada a cozzare e a sfasciarsi contro gli scogli nel mare tempestoso del neopaganesimo imperante. Fuori di metafora: il papa dovrebbe sempre ricordare che la dottrina della Chiesa è e non può che essere una e sempre identica a sé stessa attraverso i secoli. Nel caso specifico, la Chiesa cattolica, che ha sempre condannato e respinto il divorzio, punendolo anche con l’interdizione di nuove nozze, non può ora chiudere un occhio e far finta di nulla. Davanti a un tale lascito della tradizione non si danno scappatoie. La legge di Dio non è un chewing gum che prima ti ci diverti poi ne fai quello che vuoi (lo fili, lo gonfi, lo scoppi, lo inghiotti, lo sputi).
Ha fatto ancor più sensazione il fatto che al manifesto dei cinque si sia poi unito anche il card. George Pell, uno del comitato di nove cardinali che fungono da consiglieri personali del papa nelle cose di rilevanza universale. Le sue parole sono pesanti: la questione è ormai diventata «un simbolo… una posta in palio fra ciò che resta del cristianesimo in Europa e un paganesimo aggressivo… Tutti gli avversari del cristianesimo vorrebbero che la Chiesa capitolasse su questo punto… una barriera insormontabile… misericordia non è lo stesso che tolleranza… ». Non c’è che dire: un attacco in grande stile, giustificato dalla fedeltà alla «quasi completa unanimità su questo punto di cui la storia cattolica dà prova da duemila anni».
Mi fermerò qui, nelle citazioni. Questa ultima frase mi basta per tentare una mia difesa del papa contro l’attacco dei porporati.
Quasi completa unanimità, dice il cardinale. E sia, e però non basta! Probabilmente non basterebbe neanche una “assolutamente completa unanimità” a rendere impraticabile il cambiamento.
Frase avventata la mia? Leggete attentamente il seguito.

  • Nel 325, il grande concilio ecumenico di Nicea (325) scomunica ogni vescovo che cambia sede (can.15). Questa legge non conobbe eccezioni per ben 9 secoli. Oggi si direbbe: è la prassi bellezza!
    Un solo esempio – il nostro card. Bassetti ne ha cambiate già tre.
  • La stessa cosa si dica del papa: il primo papa già vescovo d’una altra sede fu Marino I nell’882; da molti secoli ormai non ci sono più papi che non siano già vescovi. Lo stesso papa Francesco era vescovo di Buenos Aires.
  • Ordine sacro: la storia ha conosciuto preti e vescovi sposati, figli di preti e di vescovi che diventano a loro volta preti e vescovi; ha avuto perfino un papa santo successore diretto del padre, papa e santo anche lui (è il caso di S.Innocenzo I, figlio di S.Anastasio I); il regime di libertà di matrimonio è durato nella Chiesa d’Occidente fino al sec. XI; in Oriente c’è sempre stato.
  • Eucaristia: esclusivamente con pane di grano integro e vino di uva, entrambi assolutamente genuini e non “trattati”: oggi si può celebrare con vino senz’alcol e grano senza glutine.
  • Unzione degli infermi: nei primi 5 secoli almeno, i fedeli conservavano in casa l’olio dei malati e lo usavano liberamente per ungersi parti dolenti o per berne (prassi difesa da papa Innocenzo I).
  • Confermazione: l’Oriente non la conosce fin verso la fine del sec. IV. Materia: l’unzione col crisma. Roma la praticava già nel sec. III, con l’imposizione delle mani e con il crisma.
  • Matrimonio: nei primi 3-4 secoli i matrimoni si fanno in casa secondo la tradizione popolare. Il vescovo doveva esserne informato (Ignazio d’Antiochia). Solo col sec. IV-V un prete va a benedire gli sposi a casa, verso sera e solo nel sec. X ci si comincia a sposare sulla porta della Chiesa. Il sempre e il mai nella liturgia hanno sempre un valore molto relativo.

E Francesco? Solo ieri ha risposto indirettamente ai porporati: «Davanti a tante richieste rischiamo di spaventarci e di ripiegarci su noi stessi. Da lì nasce la tentazione del clericalismo, quel codificare la fede in regole e istruzioni, come facevano gli scribi, i farisei, i dottori della legge». Continua: «La chiesa è come un ospedale da campo, tanta gente ferita, che chiede a noi quello che chiedevano a Gesù. Con l’atteggiamento dei farisei non faremo mai una testimonianza di vicinanza».
Che dire a conclusione? “Coraggio, papa Francesco, va’ per la tua strada. Il popolo della Chiesa è con te. Dice un nostro grande poeta:
«Che m’importa di preti e di tiranni?
Ei son più vecchi de’ lor vecchi dei.
Io maledissi al papa or son dieci anni
Oggi col papa mi concilierei».

Penso che se il massone Carducci ti avesse incontrato, forse avrebbe fatto con te come Scalfari con Francesco.

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