Metti un uomo in bianco con una borsa nera

C’è sempre una borsa nel destino d’un uomo. O quasi sempre. Il generale Dalla Chiesa ne aveva una di pelle marrone. Non se ne separava mai. Quando l’hanno ammazzato la borsa non l’hanno trovata più. L’hanno ritrovata da poco. 32 anni dopo. Vuota naturalmente.
Anche il giudice Borsellino ne aveva una quando l’ammazzarono. Del suo colore nessuno ha mai detto. Non aveva importanza. Importante era ciò che stava dentro: l’agenda del giudice. E l’agenda era rossa. La borsa l’hanno trovata subito. L’agenda rossa non l’ha più trovata nessuno.
Ora anche papa Francesco è comparso con una borsa in mano. Una borsa nera. Pesante. La portava lui personalmente, all’aeroporto di Fiumicino, in partenza per la GMG (Giornata Mondiale della Gioventù) di Rio de Janeiro. L’ha portata da solo anche sulla scaletta, come ogni passeggero ordinario si porta il suo bagaglio a mano quando sale in aereo. In Italia può farlo. Ma in Brasile non gliel’han fatta portare. Uscendo dall’aereo infatti le sue mani erano libere entrambe e la borsa nera era “sparita”. Sparita anche questa, come tutte le borse “ingombranti”. Ma questa l’ha ritrovata subito.
Perché ditemi voi: si può immaginare qualcosa di più ingombrante di questa borsa nera in mano a un papa in bianco, sulla scala d’un aereo senza tappeto rosso, senza seguito accanto, solo sulla scaletta, con la sua borsa, tanto che Jena Barenghi stamattina, su La Stampa, folgorava il suo articolo di fondo in sei parole «Annuntio vobis gaudium magnum: habemus portaborse». 50 bit, spazi inclusi. Quanto basta per dire che…
Per dire che tutto è cambiato o che, almeno, tutto può cambiare con questo papa; che i papi, che già da qualche decennio hanno rinunciato definitivamente alla sedia gestatoria (Giovanni Paolo II) e al bacio della sacra pantofola, oggi, con Francesco, intendono rifiutare anche a una figura, intoccabile invece per i politici, come il portaborse, status symbol di ogni politico mediocre, che vede nello schiavetto il segno del potere finalmente raggiunto dopo anni di probandato, noviziato, apprendistato, di scappellature e di sissignore.
Quello che può essere un atto di carità se fatto in favore d’una persona disabile (per età o per altro), non può che dire sottomissione e servitù se fatto in favore di una persona che potrebbe ma non vuole portarla da solo perché il gesto del servo non s’addice a un potente, tanto meno alla più alta dignità umana sulla terra, una dignità che sfiora il divino.
Tanto più se questi segni di novità, già per sé stessi eloquenti e univoci, s’uniscono ad altri segni che vanno nello stesso senso: il papa che attraversa Rio de Janeiro in utilitaria Fiat rigorosamente bianca e prodotta in Brasile (però che idea! tanto più che Idea è anche il nome della macchina in questione). Francesco vuol stare in mezzo agli uomini, ai suoi simili, padre tra i figli, pastore fra le sue pecore. Per essere pastore di tutti ha attraversato l’Oceano e si è fermato sulla riva destra del Tevere, fiume sacro e fatale di Roma, culla di civiltà e di diritto prima, di fede e di santità poi. Per fare di quelle sponde un porto di partenza e di approdo per altri lidi, per raggiungere tutto il mondo, senza altra protezione che la sua fede e la sua assoluta fiducia in Dio e nel suo amore. Niente scorte, niente guardie, niente gendarmi. A me gli occhi please, come Luigi Proietti, sapendo però che a lui gli occhi non bastano, perché lui vuole anche il cuore: anzi soprattutto il cuore. Lui infatti non fa l’attore, non finge, non recita: quello che appare lui lo è realmente e quello che dice lo pensa, e quello che chiede lui dà, pronto a dare anche il sangue se sarà necessario.
Questo m’ha sussurrato ieri sera quell’uomo in bianco mentre saliva a fatica, con la sua borsa nera, la scaletta dell’aereo. Non era un fisico d’atleta che voleva sbalordire il mondo, a un certo punto, salendo le scale ha cambiato il passo, ha ripreso fiato, forse s’è appoggiato al passamano. Ma la borsa l’ha voluta portare lui. Geloso della borsa? Certo no, perché se no non ne sarebbe sceso senza, come invece ha fatto. Era solo per dare un segno. Grazie, papa Francesco, per avercelo dato.

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