Indolenti, dolentissimi pensieri d’agosto

M’hanno lasciato libero di scrivere o di non scrivere qualcosa per questa prima domenica d’agosto. Potrò passare il pomeriggio facendo quello che piace a me. Un regalo insperato. Allora mi sono messo subito a fare quello che più mi piace. Cioè a scrivere. Così eccomi qui.
Che volete? è una condanna anche questa. Solo che non mi pesa. Anzi mi eccita. Però non so di che scrivere. E allora? Allora ho lasciato aperta la finestrina della gabbia dove cinguettano in libertà i pensieri che potranno un giorno tornarmi utili quando sono a corto di argomenti.
Nessuno di loro mi seduce finché non sento, fra i tanti, un nome: Roberto. E un cognome: Formigoni. E come uno squillo di tromba: il Celeste. Questo passa il convento!
Detto fatto. Giusto un’occhiata ai giornali. Vengo a scoprire che dopo un proto-Formigoni immacolato, c’è stato un deutero-Formigoni sobrio politico, e infine un trito-Formigoni, all’apparenza un po’ meno limpido e specchiato.
Qualcuno non sa cos’è questa storia di un proto – deutero – trito Formigoni? Già, scusate il vizio professionale. Mi viene dalle poche cose che so di esegesi biblica. Proto, deutero, trito hanno a che fare col greco e stanno per primo, secondo, terzo. Così, per esempio si può parlare di un proto, di un deutero e di un trito Isaia, simili. Cioè: un libro che va sotto il nome d’un solo autore, in realtà è stato scritto da più mani, distanti fra loro anche diversi secoli, ma le sue varie parti, per una qualche affinità di scuola o di pensiero, sono state tutte raccolte sotto un unico nome.
Detto di Formigoni, non si potrà parlare di secoli, al massimo di lustri. Allora parleremo di un proto Formigoni, il Formigoni doc, quello che abbraccia gli anni della militanza ciellina nel suo braccio più politicizzato; anni di leaderaggio entusiasta e generoso, tutta Chiesa e don Giussani, voto di castità e meeting di Rimini.
Il deutero Formigoni, abbraccia invece il debutto in politica, nell’intenzione per offrir l’esempio preclaro di come sporcarsi le mani conservandole pulite, anzi pulitissime (impresa ardua visto i compagni di squadra, solo che si pensi al capocordata e al suo profeta sanraffaelino).
Di trito Formigoni parleremo invece per quello che nel secondo lustro del terzo millennio (come parlare del Celeste se non sub specie aeternitatis) ha visto un po’ appannarsi la sua stella, viste le storie di cuore e le male frequentazioni pressoché invitabili quando la politica sposa la dolce vita.
Ora però il mio sabato non ha più niente di celeste, anzi è nero pece. Perché Formigoni non è più quel grande cattolico che era: ora è solo un cattolico che ha voluto essere un grande. Ma tutto quello che di lui abbiamo saputo negli ultimi mesi, di grande non ha che lo squallore. Poveri noi! E soprattutto, povera Chiesa!

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