Il caino di Saramago: brutto sporco e cattivo

Non mi è piaciuto e l’ho trovato cattivo. Abile sì, e certamente furbo, molto furbo nel cercare e procurarsi l’applauso. Un facile applauso. Prendersela oggi con Dio è come sparare sulla croce rossa. A rischio zero e ad alta probabilità di successo. Anzi, con sicuro successo.

Il caino di Saramago

caino: sempre, con la minuscola, come tutti i nomi propri, come anche dio e signore. Pochissimi punti, pochissime virgole, rarissimi accapo. Che la frase sia finita, che a parlare sia un altro, lo capisci solo dalla maiuscola della parola che segue. Una liberta rischiosa per l’autore, scomoda per il lettore. Ma non è di questo che intendo parlare.
Sul caino di Saramago si è scritto che è un’opera eccezionale, geniale e molte altre cose ancora. Quei pochi che hanno avuto il coraggio di criticarlo (Osservatore romano, Avvenire e qualcun altro) sono stati investiti da disprezzo e scherno.
Dunque so già cosa mi aspetta da quella parte. Accetto la sfida.

caino è il vero protagonista del libro e della storia, il personaggio-eroe dell’intera vicenda, l’unico gigante in un piccolo universo di squallidi nani. Dove il più nano di tutti è dio.
Il caino di Saramago è un personaggio ambiguo, scaltro e perfido, irriverente fino alla bestemmia, con qualche scarto di onestà, capace di mostrarsi accomodante con tutti coloro con cui sa di dover trattare. Da tutti saprà spremere ciò che gli serve, specialmente dalle donne. Lo stesso tenterà di fare con i capricci del dio sciocco e tiranno col quale è condannato a fare sempre i conti.
È anche l’unica figura di tutto il pamphlet (non mi pare che l’opera abbia maggiore dignità d’un pamphlet) che si presti a un discorso di un qualche impegno. Tutti gli altri (compreso lo stesso dio o signore che chiamar lo si voglia) sono caricature di personaggi che hanno sì un nome biblico, ognuno con la sua storia, ma che ben poco somigliano agli originali.
È quanto accade ad Abramo, un povero vecchio senz’anima, che si lascia condurre dal capriccioso signore che lo ha chiamato proprio come lui conduce il suo asino fino al monte di Dio, dove dove dovrà sacrificare il figlioletto Isacco.
Al confronto col padre, il ragazzo si dimostra d’una ben altra stoffa: «Padre non mi ci trovo con questa religione».Il vecchio padre invece: «Dovrai trovartici, figlio mio, non avrai altro rimedio». Il figlioletto insiste: «Se tu avessi disobbedito, che sarebbe successo?». Questa è la risposta: «È costume del Signore mandare la rovina, o una malattia». «Allora il signore è rancoroso?» «Penso di sì»,:
Nemmeno quando ha in mano la carta che potrebbe permettergli di vincere la sua partita con Dio, a Sodoma, Abramo riesce ad approfittarne e ancora una volta si lascia “fregare” da quel dio sanguinario, che saprà perfino vantarsi di quell’immane arrosto: «un lavoro pulito ed efficace, soprattutto definitivo»(p. 123). “Fregare” sì, perché nelle due città almeno cinque innocenti c’erano senz’altro: i bambini. Le due città, stando ai patti, si dovevano salvare.
Lo stesso è accaduto con Giobbe certo uno dei più tragici e grandiosi personaggi (poco importa se storico o se di genere puramente sapienziale) della letteratura mondiale. Il racconto ci dice, che superate tutte le prove, Giobbe fu premiato ottenendo il doppio di tutto quanto aveva perduto. Questo vuol farci credere il racconto sacro. Ma è una menzogna, parola di caino. Egli infatti l’ha visto con i suoi occhi, a storia finita, grattarsi le piaghe con un coccio, proprio come prima.

Il dio di Saramago

«Dio è morto, Marx è morto, e neanche io sto molto bene». Il celebre aforisma di Woody Allen, lo renderei così: Dio è morto, la sua Chiesa è moribonda e anch’io, che ci credo ancora, ci credo sempre meno. I più rinomati specialisti e i più celebrati restauratori di miti si affollano e si affannano al suo capezzale, chi per scongiurare il luttuoso evento, chi per affrettarne il decesso,
Dio è morto, ucciso dall’uomo nuovo, dall’homo divenuto finalmente, veramente sapiens. Il frutto proibito che doveva dar la morte ai progenitori disobbedienti, si è rivoltato contro il suo creatore: «Non solo non morirete, ma diventerete uguali a dio». Anzi voi potrete cancellarlo dalla storia. E sarete voi, e solo voi, gli artefici e i protagonisti della vostra fortuna o della vostra disgrazia. Homo homini deus. Questo il verbo della nuova religione.
Non è meraviglioso? L’uomo si fa dio di sé stesso! È questa l’unica grande novità sotto il sole: l’uomo prende il posto di dio. E questa volta non ci sarà risurrezione.
Questo è il verbo di Saramago, questa è la vera buona novella, il vero euanghelion. e su quella tomba nessuno piangerà.
Non si piange per la morte del nemico, e dio è il vero nemico dell’uomo: un vecchio barbogio, ottuso e dispettoso, comunque stupido e disgustosamente malvagio. E crudele. Uno scarabocchio di dio. I suoi ordini sono sempre stupidi e crudeli: ad Abramo comanda di uccidere il figlio Isacco, dopo averglielo dato con un miracolo, un vero spreco; a Noè comanda di costruire l’arca contro tutti i più elementari principi della buona nautica, avendo sbagliato completamente i calcoli.
Quando i suoi ordini non sono solo stupidi, allora è anche peggio, perché saranno tanto malvagi, che ne seguiranno necessariamente stragi, violenze, disordini a non finire (Madian, Gerico, Sodoma, il Sinai, lo stesso diluvio).
Che ce ne facciamo di un dio così? domanda Isacco appena scampato al sacrificio grazie al provvidenziale intervento di Caino. Già, perché l’angelo che doveva fermare la mano del padre puericida, pasticcione come il suo padrone, era arrivato in ritardo: «E che razza di signore è questo che ordina a un padre di uccidere il proprio figlio?» La risposta di Abramo non potrebbe essere più desolata e desolante: «È il signore che abbiamo, il signore dei nostri antenati, il signore che c’era già quando siamo nati» (p.69). E dunque è quello che ci dobbiamo tenere. Anche se ne faremmo tanto volentieri a meno, sembra di capire.
Un vecchio dio petulante, rincitrullito (si farà menare per il naso, oltre che da Caino, anche da quella birba di satana, quando fu il caso del giusto Giobbe: acconsente a tutti quei morti, quelle rovine, quelle piaghe solo per vincere una scommessa con satana!
Peggio ancora: non era stato lui a provocare la morte di Abele? Se dio avesse accettato i sacrifici di caino come aveva accettato quelli di abele, caino non l’avrebbe ucciso. Ma quel dio sa fare solo danni: salva chi vuole, e manda in rovina quelli che vuol rovinare.
Meglio sarebbe se l’uomo trovasse il mezzo di sbarazzarsene, o almeno di renderlo innocuo, neutralizzandolo.
Caino, a modo suo ci ha provato e forse c’era anche riuscito, Ce lo racconta il finale della storia: caino è riuscito a farsi accettare sull’arca. Anzi noè finisce col “subappaltare” a lui la missione di ripopolare il mondo. Caino accetta di buon grado e si dà subito da fare. Comincia col far fuori, uno dopo l’altro tutti i maschi presenti sull’arca (i tre figli di noè, risparmiando solo il vecchio, del tutto innocuo). Rende incinte le tre nuore, ormai vedove, e le uccide prima che partorissero; se la spassa un mondo con la moglie di noè che non rimane incinta, ma che fa molto al caso dello stacanovista Caino, che quando ne sarà stanco, butterà in acqua anche lei). L’ultimo a morire sarà noè, che però si lascerà cadere da solo nel gurgite vasto, non volendo sopravvivere al disastro che ha combinato.
Rimasero loro due: il mattatore e il tonto, cioè caino e dio, i due rivali-compari, i quali, non avendo più niente da fare, presero a discutere fra loro: «La cosa più naturale è che siano stati lì a ragionare l’uno contro l’altro una e più volte, ciò che si sa per certo è solo che continuarono a discutere e che stanno ancora discutendo. La storia è finita, non ci sarà più niente da raccontare» (p.142). Con queste parole finisce anche il libro.
Questo è il caino che piace a Saramago. che lo adotta a tipo umano per eccellenza. Farabutto quel tanto che basta, generoso quanto basta, spregiudicato molto più di quello che basterebbe.
Si questo caino doveva piacere molto a Saramago: Ecce homo! Ovvero: questo sì che è un uomo!
Lo scopo del libro

Saramago ha sempre fatto professione di ateismo, anzi di anti-teismo. All’uomo moderno non basta più non credere in Dio; per l’uomo finalmente affrancato dalla millenaria servitù dell’ignoranza e della paura diventa imperativo fare il passo successivo: uccidere Dio, bandirne lo stesso concetto, seppellirlo.
Con il suo libro Saramago vuol dare il suo contributo al compimento della vera intenzione di caino: uccidere abele per colpire dio (p.32).
Sì, ormai il tempo è maturo: Dio deve morire. Solo allora l’uomo potrà dirsi veramente libero, Affrancato da quest’ingombrante presenza mediante quest’operazione di killeraggio ai danni di dio, l’uomo potrà dire finalmente realizzata la grande promessa dell’antico serpente «sarete come dio»; anzi, molto più, l’uomo potrà sostituirsi a dio nel ruolo e nella dignità di signore del mondo e di sé stesso, rendendosi artefice unico dei propri destini e delle proprie fortune.
Questa guerra dichiarata al concetto di Dio è lo scopo vero del libro, e lo scrittore portoghese lo persegue con assoluta determinazione.
A questo scopo egli s’impegna a presentare dio sotto la luce più odiosa e antipatica possibile. E bisogna dire che ci riesce in pieno. A un dio siffatto nessun ginocchio si piegherà mai più, “né in cielo né in terra, né sottoterra” (Fil 2,10).
Eccone un breve florilegio..

florilegio cainiano

1. La questione è che siamo governati da un signore come questo, altrettanto crudele di baal, che divora i propri figli (p.70).
2. La gelosia è il suo grande difetto, invece di essere orgoglioso dei figli che ha, ha preferito dar voce all’invidia, è chiaro che il signore non sopporta di vedere gente felice (p.72-73).
3. La storia degli uomini è la storia dei loro fraintendimenti con dio, né lui capisce noi, né noi capiamo lui (p.74).
4. (Caino:)Ho un pensiero che non mi abbandona, Che pensiero, domandò abramo, Penso che a sodoma e nelle altre città che sono state incendiate, c’erano degli innocenti, Se ci fossero stati, il Signore avrebbe rispettato la promessa che mi ha fatto di salvargli la vita, I bambini, disse caino, quei bambini erano innocenti, Mio dio, mormorò abramo, e la sua voce fu come un gemito, Sì, sarà pure il tuo dio, ma non è stato il loro (p. 81).
5. Fu così che morirono tremila uomini. Il sangue scorreva fra le tende come un’inondazione che sgorgasse dall’interno della terra stessa, come se sanguinasse, i corpi sgozzati, sventrati, squartati a metà, giacevano ovunque, le grida delle donne e dei bambini erano tali che dovevano arrivare alla vetta del monte sinai dove il signore stava probabilmente godendosi la vendetta. Caino riusciva a stento a credere a ciò che i suoi occhi vedevano… era ormai palese la prova irrefutabile della profonda cattiveria del signore…Lucifero sapeva bene ciò che faceva quando si ribellò contro dio… è che lui conosceva a fondo la natura maligna del soggetto (p.85).
6. Ora il signore si nasconde in colonne di fumo, come se non volesse farsi vedere. Nella nostra opinione… si vergognerà di qualche figuraccia che ha fatto, come nel caso dei bambini innocenti di sodoma che il fuoco divino arrostì (p.90)
7. … si udì la voce stentorea (di dio) proclamare, siete avvisati, chi me la fa, me la paga, io sono il signore (p.95).
8. (caino:) Il nostro dio, il creatore del cielo e della terra, è assolutamente folle, Come osi dire che il sigore dio è folle, Perché solo un folle senza la consapevolezza delle proprie azioni ammetterebbe di essere il colpevole diretto della morte di centinaia di migliaia di persone… a meno che non si tratti di pura e semplice cattiveria, Dio non potrebbe mai essere cattivo oppure non sarebbe dio, di cattivo abbiamo il diavolo, Ma neanche può essere buono un dio che dà ordine a un padre di uccidere e bruciare sul rogo il proprio figlio solo per mettere alla prova la sua fede, questo non ordinerebbe di farlo neppure il più maligno dei demoni (p.106).
9. Che strana idea del giusto pare che abbia il signore, L’idea di chi deve mai aver avuto la minima nozione di cosa potrebbe essere in futuro una giustizia umana (p.106-107).
10. Dio dovrebbe essere trasparente e limpido come un cristallo invece di questo continuo spavento, di questa paura costante, insomma, dio non ci ama (p. 111).
11. Attenzione, caino, tu parli troppo, il signore ti sta sentendo e prima o poi ti castigherà. Il signore non sente, il signore è sordo, da ogni parte si levano suppliche, sono poveri, sventurati, tutti lì a implorare quel soccorso che il mondo gli ha negato, e il signore gli gira le spalle (p.112).
12. Gli dei sono come pozzi senza fondo, se ti ci sporgi dentro non riuscirai a vedere neanche la tua immagine, Col tempo tutti i pozzi finiscono per prosciugarsi, arriverà anche la tua ora (p.126).
13. Dov’è mai nata quest’idea peregrina che dio, solo perché è dio, debba governare la vita intima dei suoi credenti, stabilendo regole, proibizioni, interdizioni, e altre baggianate dello stesso calibro, domandò caino (p. 130-131).
14. Tu sei caino, e malvagio, infame uccisore del tuo stesso fratello, Non tanto malvagio e infame quanto te, ricordati dei bambini di sodoma (p.141)

E perché qualcuno non pensi che che io le abbia cercate con la lente d’ingrandimento, si legga ciò che è scritto nella terza di copertina dell’edizione italiana del caino.
«Capovolgendo la prospettiva tradizionale, Saramago fa (di Caino) un essere umano né migliore, né peggiore degli altri. Al contrario, il dio che viene fuori dalla narrazione è un dio malvagio, ingiusto e invidioso, che non sa veramente quello che vuole e soprattutto non ama gli uomini. È un dio che rifiuta, apparentemente solo per capriccio e indifferenza, l’offerta di Caino, provocando così l’assassinio di Abele».
Ma davvero questo caino non è né migliore né peggiore degli altri uomini? Quanti ne avete incontrati, voi che mi leggete, di uomini che hanno ammazzato un fratello e più tardi, nel giro di pochi giorni, ha sterminato un famiglia di otto persone?
Basta questo per sapere, per capire che cosa dobbiamo aspettarci dalla lettura di questo libro: «Caino è un’eccezionale invenzione letteraria…che mette in scena l’assurdo d’un dio che appare più crudele del peggiore degli uomini».
Concordo pienamente con l’intenzione e con la lettera di questa arida prosa: niente più d’un’invenzione letteraria e un’assurdità. A meno che non si prenda sul serio la sciocchezza, dicono i francesi.
E adesso dopo aver parlato di quello che ho letto, mi sforzerò di dire ciò che penso al riguardo.

Come l’ho letto io

Saramago ha tutto il diritto di essere ateo, anzi antiteista.
Per una volta, per un momento, dirò anch’io: ok, dio non esiste. Ho tirato lo scarico. L’acqua dello sciacquone s’è portata via tutto lo schifo. S’è portato via anche quel che rimaneva di Dio, anche la sua ingiustizia, la sua crudeltà. Tutto! Finalmente, e per la prima volta da che mondo è mondo, il mondo è pulito. Tolto via quel tappo, tutta la porcheria è scomparsa con lui e il lurido water del mondo ha il bel colore verde intenso degli abeti montani e sa di pino silvestre.
O no?
Già perché non mi pare che là dove, per almeno qualche decennio, Dio era stato dato per morto, le cose fossero andate molto meglio. Andavano meglio nell’URSS di Stalin? O nella Cina di Mao? O nella Cambogia dei khmer rossi? Tutti regimi dove a credere in Dio, ci si rimetteva la vita.
A Saramago mi sarebbe piaciuto porre una domanda: se Dio non esiste, da dove viene tutto il male che tu attribuisci al dio odioso e malvagio del tuo caino? Dai rabbini? dai mullah? dai profeti? dai preti? Ok. E chi sono i rabbini, i mullah, i profeti, i preti? Sono essi dèi o uomini? Dèi certamente no. Uomini allora? Uomini. Come i senza dio di Stalin, di Mao, come i khmer rossi.
Un’ultima domanda: se non resta che l’uomo, non sarà che tutto il disprezzo che Saramago riserva al dio di Mosè, di Abramo e di Giobbe dovrà invece rovesciarsi sull’uomo?
Perché se il male non viene da Dio (e come potrebbe, se Dio non esiste?) non resta che credere che tutto il male del mondo venga dall’uomo, e solo da lui. Dal fratricida caino, dallo sciupafemmine caino, dal pluriassassino caino, da quel suo pronipote di nome Lamec che «uccide un uomo per una sua scalfittura e un ragazzo per un suo livido» (Gen 4, 23-24).
E non sarà che proprio questo caino, un po’ perché si vergognava di tutte le sue malefatte, un po’ per darsi più coraggio nei suoi delitti, si sia inventato un dio su misura, a sua immagine e somiglianza, un dio che avesse tutti i tratti più repellenti dell’uomo, una controfigura sulla quale scaricare tutto ciò di cui l’uomo si vergognava?
Se così fosse, se io volessi davvero ripulire il mondo, non dovrei far altro che eliminare proprio caino, anzi tutti i caini del mondo, dal primo all’ultimo. Soluzione decisamente impraticabile,
O, in alternativa, si potrebbe proporre all’uomo di somigliare meno al caino di Saramago, e un po’ più al Gesù di Nazaret.
Potrebbe essere un’idea. Neppure da buttare.

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