Venerdì 23 Settembre 2016 – La buonanotte di don Antonio

Oggi non vi parlerò di una Madre (Teresa), ma di un Padre: Padre Pio da Pietrelcina, di cui oggi la Chiesa celebra in tutto il mondo la festa.
Chi è padre Pio lo sapete tutti. Io in particolare ho molti validissimi motivi per essergli devoto e grato di molte cose. Quando lo vidi la prima volta ero prete da pochi mesi. Vi andai con la mamma, e la mamma mi disse di chiedergli se la accettava come figlia spirituale. Il Padre rispose di sì. Presi coraggio anch’io, e gli chiesi se accettava anche me. Rispose ancora di sì. Non contento, l’anno dopo gli rinnovai la domanda solo per me: sapendolo molto severo, temevo che magari, l’anno prima, fosse distratto. Mi disse ancora di sì. Fino alla sua morte, avvenuta il 23 settembre del 1968, sempre con mamma, andai ogni anno da Padre Pio. Un’altra volta vi andai con il filosofo francese Jean Guittone con sua moglie, la dolcissima Marie-Louise. Quella volta potei entrare nella sua cella, dove era rimasto (senza scendere a dire la Messa) tutto il giorno. Quei pochi minuti nella sua cella sono ancora tutti qui, impressi nel cuore.
Quando morì, fui da Lui e con Lui rimasi un’ora, Lui nella sua bara, io solo, in ginocchio accanto a Lui, le mani appoggiate alla bara. Mi sono rivisto così in un film sulla sua vita. Una breve sequenza in cui Lui e io siamo soli. Una grazia che mi era stata donata, senza averla in alcun modo meritata.
Ora che son passati quasi cinquant’anni da quella notte, so che non mi ha lasciato mai solo. Ha avuto molta pazienza con me, Padre Pio, e quando ne ho avuto bisogno, non mi ha lasciato mai solo.
Ora affido a Lui quel che mi resta da vivere e soprattutto l’ora della mia morte. E affido alla sua benedizione tutti voi che con tanta pazienza mi leggete.
Don Antonio

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