Lo “strano” Anno Santo della Madonna del Bagno

Dal 27 dicembre u.s., sulla strada comunale che costeggia il km 55 della E 45, all’altezza di Casalina, tutte le mattine, lavorative o festive che siano, con il caldo o col freddo, col sole o con la pioggia (che non sia un diluvio), una ventina di persone, (quando più quando meno) in fila quasi indiana o in gruppetto un po’ sgranato, percorrono quella strada, sempre a piedi, pregando il rosario nell’andare, “ciacolando” serenamente nel tornare.

Chi sono e da dove vengono e dove vanno quegli strani viandanti, uomini e donne che tutti i giorni senza mancarne uno, sempre alla stessa ora, percorrono quel tratto di strada con compostezza e raccoglimento esemplari, recitando il rosario?

Sono i Piccoli Pellegrini della Madonna del Bagno (come hanno convenuto di chiamarsi), che vengono da Casalina o da altre parrocchie vicine (Ripabianca, Papiano, Deruta, Marsciano…), uniti tutti dalla profonda devozione alla Madonna e dalla comune volontà di celebrare in modo nuovo e diverso (e assai più impegnativo del solito pellegrinaggio di un giorno a Roma), l’Anno Santo che papa Francesco ha voluto dedicare alla celebrazione della misericordia di Dio. Questo modo diverso lo si è trovato in un pellegrinaggio di 335 giorni; 4 chilometri al giorno per un totale, alla fine, di ca. 1350 km;  un’ora e mezza al giorno per un totale di 502,5 ore nell’anno; 335 rosari; 335 soste di preghiera di 10 minuti nel Santuario stesso (totale 3.350 minuti, cioè 56 ore di preghiera negli 11 mesi che durerà il nostro Anno Santo.

Qualcuno sorriderà, ironico: ma questi pensano alla preghiera o al Guinness dei primati? La verità è più semplice: si cercava un modo e un pretesto per alimentare la fede, lo spirito di preghiera, lo spirito di sacrificio, lo spirito di fraternità fra tutti i partecipanti al lungo cammino, a questo sun-odós, a questo camminare insieme verso la casa del Padre comune, dopo aver fatto, ognuno di noi, una sua dolorosa esperienza di peccato.

Oggi, avendo ognuno di noi assaporato lo stucchevole gusto delle ghiande rubate ai porci, e avendo tutti deciso di ritornare alla casa del Padre, ci piace camminare insieme su questa strada che ci conduce al Padre comune, sostenendoci l’un l’altro – la mia fede che aiuta la tua – con chi ha fatto, come noi, l’esperienza della fuga, del peccato, o anche solo dell’allontanamento momentaneo, del crollo dei castelli in aria, della fame. Venendo tutti da esperienze diverse, spesso raggiunti da qualche presenza nuova, magari sporadica (complessivamente una novantina i compagni coinvolti) ci è di conforto rivederci ogni giorno, contarci, rinnovare il proposito. Non per nulla uno dei momenti di preghiera si conclude con queste parole, che riecheggiano l’augurio degli ebrei della diaspora: “Oggi qui” dice con forza la guida; “in ottobre sulle tombe degli Apostoli” rispondono tutti con convinzione. Già perché è prevista una uscita a Roma, come è giusto che sia, sulle tombe di Pietro e di Paolo.

Ma a che mirano, cosa si aspettano i Piccoli Pellegrini della Madonna del Bagno da questa loro senza dubbio originale, ma forse un po’ spettacolare invenzione? Il loro scopo è uno solo: prendere consapevolezza che un mondo che non abbia il cuore aperto alla misericordia, alla compassione di chi soffre più di noi, di chi è più povero di noi, per chi è più di noi colpito dalla sventura e dal dolore, per chi più di noi ha peccato, ha ben poche speranze di potersi dire veramente cristiano.

Misericordia come vero nome di Dio, suggerisce Francesco; misericordia aggiungo io, come nuova teologia della convivenza umana vissuta cristianamente. Misericordia davanti a tutte le grandi tragedie dell’umanità (migrazioni di massa per popoli in fuga dalla guerra, dal terrore, dalla fame, dalla violenza gratuita e assassina). Ma anche misericordia nelle famiglie, nelle città, nelle fabbriche, nelle istituzioni pubbliche. Misericordia come buon Samaritano, come Figlio prodigo, come l’Adultera che Gesù ha salvato dalla lapidazione, come la Donna samaritana al pozzo di Giacobbe – cinque mariti e l’attuale che non è il suo –, come il Ladrone pentito cui Gesù promette il paradiso: questo il grande modello del “cristiano secondo Francesco”.

Dare la prevalenza alla misericordia significa richiamare fortemente al senso del Vangelo: “non chi dice Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà di chi mi ha mandato” (Mt 7, 21). Questo significa tornare davvero alla prassi della Chiesa primitiva, quando non c’era ancora la confessione come la conosciamo noi, ma la vera penitenza veniva riconosciuta nella novità di vita: “non vestite l’abito dei penitenti, ma fate vere opere di penitenza” (Cesario di Arles, Agostino, Cassiano e molti altri”.

Oggi  con Papa Francesco tutto questo torna in primo piano a ricordare a tutti le parole di Giacomo: «La fede, senza le opere è morta» (Gc2, 18).

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