M’affaccio alla finestra e vedo il male

“Non vale!”, immagino esclamerai, amico Lettore, scuotendo deluso la testa, quando leggerai il titolo di quest’articolo. “Non vale: Giovanni Pascoli ha scritto mare, non male!”.
“È vero” ti rispondo, attento Lettore che non ti lasci sfuggire inesattezze siffatte. Ma Pascoli era (o immaginava d’essere) davanti a un bel mare pulito, sul quale passano alte e silenti le stelle nel cielo mentre, sulla terra, lente e loquaci le onde sciabordano lievi sulla riva, rispettando il silenzio e assecondando la contemplazione.
Eccone alcuni versi:

M’affaccio alla finestra e vedo il mare:
vanno le stelle, tremolano l’onde.
Vedo stelle passare, onde passare…
Ecco sospira l’acqua, alita il vento…

(Giovanni Pascoli, Myricae).

Ma adesso tappatevi il naso e chiudete la bocca, perché l’elemento in cui ora ci immergeremo è così mefitico che potrà venirvi il voltastomaco. Esagerato? Aspettate a leggere poi giudicherete.
Ordunque: tra i miei ritagli di stampa (che conservo sempre quando non ho tempo per leggere subito quello che mi interessa) in un articolo di Carlo Verdelli (laRepubblica, 10. 3.’14) dal titolo che da solo dice già tutto quello che segue: La peggio gioventù, che fa il verso al celebre film di M.T.Giordana.
In esso si leggevano frasi come queste (ne citerò molte, e di seguito, fino a farvi venire la stessa nausea che è venuta a me). Qui parla Andres, un capobranco di Brescia: «Discoteca, noi eravamo in 12 loro in 30. Parte il solito negro di m… (mi scuso, ma non uso mai e neppure riporto parole triviali… Vi vien da ridere? Ridete pure, ma è così), un co… che tira fuori il coltello: rissone, usciamo nel parcheggio. Si forma un cerchio attorno a me e al loro boss. Mi metto la felpa sul braccio per parare la lama, lo affronto a mani nude, gli do un calcio sulle gambe, lo disarmo, lo metto sotto e comincio a sfasciarlo. Mi sono sentito un animale, lui mi chiedeva scusa tremando, sputando saliva e sangue, urlando pietà, lasciami vivo. Fortuna che non l’ho ucciso». Andres, ora « con quella vita ha smesso perché ha capito che così fo…eva la sua, di vita».
E le ragazze? Almeno loro saranno migliori! «Sono loro la vera novità del momento» fa notare un consigliere di zona milanese: «Ragazze cattive, un po’ per emulazione del peggio del maschio e un po’ perché spinte dal principio di piacere immediato. Tutto e subito e facile. Il corpo è solo uno strumento per ottenere il risultato». È in questo contesto che va visto il fenomeno delle baby squillo.
«Negli ultimi anni, ci sono azioni molto più violente sul piano fisico… manca la percezione della gravità del gesto. Non c’è la coscienza del reato, del peccato, della colpa…».
Segue una sottolineatura che mi ha fatto venire i brividi: «Molti di questi ragazzi e ragazze pronti alla violenza… vengono dagli oratòri… Sono figli di un narcisismo dilagante: tutto senza far fatica, dal divertimento ai soldi: perché sì, perché mi spetta, perché il resto è noia».
Davide ha 16 anni, è in carcere; nel curriculum cinque rapine: «La cattiveria è una maschera, si mette quando ci si sente deboli, per non farlo capire agli altri, agli amici. La debolezza è vietata: stare sopra per non essere messo sotto».
Un altro: «Era bello perché facevi brutto, insomma li spaventavi anche solo a vederti. “Min…a, l’hai spaccato quello”: il modo in cui me lo diceva mi faceva sentire un re».
Ancora: «Siccome Paolo è alto e robusto, qualcuno lo teneva mentre gli altri lo prendevano a schiaffi e pugni… costole incrinate, lesione grave al nervo oculare, zigomi tumefatti. No, nessuno l’ha difeso».
Un altro :«I bulli fanno morti e feriti come le guerre. Ci sono sempre stati. La differenza è che ora non sono più la mela marcia nel cesto delle buone. Sono un piccolo esercito di ventura…
Amnesia (soprannome di una 16enne di Cittadella, PD) si è buttata giù dal tetto, per gli insulti ricevuti sul network. Aveva chiesto aiuto agli “amici” perché era un po’ ingrassata e depressa. Per tutta risposta riceveva messaggi del tipo: «quando ti decidi a tagliarti la vena del braccio, brutta ritardata grassa e c…ona?».
E, gran finale, la ragazzina di Bollate (MI) colpevole d’aver “soffiato” il fidanzato a un’altra: la scena, regolarmente filmata e postata da un compagno, avviene davanti alla scuola: «I presenti: “allora vi menate o no?”. Azione: la ragazza vendicatrice parte con uno schiaffo poi un calcio. L’altra si rifugia presso un’amica, ma viene raggiunta: altri schiaffi, cade, un calcio alla schiena. L’operatore: “Vai così: cattiva!”. La vittima viene costretta a sedersi per terra, si becca un altro calcio, in testa. “Per favore… ti prego, ti prego». L’altra la prende per il cappuccio della felpa e continua a colpirla. Il video termina tra risate di sciacalli».
Servendovi queste leccornie di scelta umanità sapevo che vi avrei procurato lo stesso disgusto che ho provato io nel leggere questo schifo. Ora non mi resta molto spazio per le mie considerazioni. Sarò stringatissimo. Ma senza fare sconti a nessuno.
A nessuno, incominciando da chi, ipocritamente, grida all’ inaudito, al disgustoso, all’inimmaginabile, quando è tutto il loro lavoro, la loro vita, le loro parole che hanno difeso la libera circolazione e la diffusione e la propaganda stessa di quel modo di essere e di fare. Tutto dev’essere libero, tutto visibile, tutto dicibile, tutto fattibile, tutto propagandabile, tutto difendibile: alla televisione, al cinema, sulla stampa, a teatro, nella pubblicità e perfino nella realtà, sui prati, in spiaggia, in piscina… perché no? Viva la libertà! Abbiamo lottato tanto per averla, adesso godiamocela.
“Gli italiani sono adulti, sanno decidere da soli!” dicono. Già!, ma chi adulto non è? Una volta si diceva “zitti, ci sono le siepi” alludendo ai bambini, e il discorso d’incanto s’interrompeva e cambiava registro.
Ma oggi le siepi sono dappertutto, in cucina, in tinello, in sala da pranzo, e ancora in spiaggia, in strada, in piscina, sui prati al parco in giardino… in camera da letto! Dagli 8-10 anni in su i loro orari sono i nostri, vedono e sentono quello che vediamo e che sentiamo noi e qualcuno anche molto di più, tra internet e gli smartphone che noi non sappiamo usare, ma loro ci sguazzano. Che direste voi d’una famiglia con bambini in casa che lasciasse in giro, qua e là, veleni, sostanze tossiche o pistole cariche? Allo Stato ipocrita (che controlla se i cibi sono sani o avariati, se contaminati o genuini) io chiedo: la psiche è meno importante del corpo? E una psiche manipolata fa meno danni d’un corpo malato? E che dire quando questo problema si pone per il bambino o per l’adolescente? Immagino l’obiezione: il solito prete frustrato e intollerante, represso e repressivo.
Posso assicurare che non è il mio caso. Che so bene che la grande maggioranza di giovani sono seri e si preparano seriamente alla vita; ma che volete farci?: sono così irrimediabilmente vecchio da preoccuparmi anche di quella minoranza di adolescenti che diventeranno a loro volta bulli e disadattati e che, una volta cresciuti, diventeranno capaci anche loro di ammazzare una moglie e due figli (nel sonno) per non avere ostacoli con un’altra donna. E non mi si dica che così è la vita. Manco per niente!

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