Il giorno che tutto continuò come prima

Lo dicono sempre, ma non avviene mai. Anzi va sempre peggio.
Quante volte lo han detto, e noi l’abbiamo dovuto sentire; quante volte l’hanno scritto, e noi l’abbiamo dovuto leggere, che dopo l’11 settembre 2001 niente sarebbe stato più come prima?
Per qualcosa è stato certamente vero: per esempio per i controlli in aeroporto e certamente per l’Iraq (che poi con quel fatidico 11 settembre aveva avuto ben poco a che fare).
E c’è stata l’esplosione del fenomeno Cina, cui si sono aggiunti gli altri tre paesi del BRIC (Brasile, Russia, India e, appunto, Cina), cui aspirano ad aggregarsi Polonia, Corea del Sud, Messico, Sud Africa.
Al contrario: la fame nel mondo continua a falciare i suoi milioni di vittime ogni anno, avendo come efficientissime alleate, in quest’opera di sfoltimento dei parassiti (lèggi: umani), la sete, l’ignoranza e la mancanza delle più elementari norme e disponibilità igieniche e sanitarie.
Al contrario: i vecchi regimi dittatoriali, repressivi e spesso sanguinari, continuano a falcidiare le folle dei dimostranti che chiedono solo giustizia, libertà, democrazia: in Iran come in Libia come in Siria.
Al contrario: le crisi economiche e le recessioni si accavallano le une sulle altre, senza concedere respiro, tanto che vien fatto di pensare che si tratti di processi endemici allo stesso sistema capitalistico, fattori destabilizzanti cui non si è ancora riusciti a trovare antidoti efficaci. Se il comunismo è morto, se è morto il socialismo reale, si deve anche dire che l’esasperato capitalismo dell’Occidente, ormai fatto proprio anche dalle nuove potenze emergenti, non sta certo dando grande prova di sé: diritti umani calpestati, compensi di fame, lavoro minorile cui meglio forse converrebbe il nome di neoschiavismo selvaggio…
Al contrario: aggiungete le migliaia di disperati, annegati nel Canale di Sicilia mentre cercavano sulle onde di un mare spesso infido e fra le lamiere di criminali carrette di mare, una salvezza e una speranza di libertà e di giustizia che, anche quando va a buon porto, ti promette anni si privazioni, di stenti, di umiliazioni, di emarginazione, di segregazione.
Nulla sarà più come prima! Quante volte ce lo siamo sentito dire negli ultimi anni? Ma dopo Hiroshima ci fu Nagasaki, dopo Chernobyl è stata la volta di Fukushima, dopo il Muro di Berlino è venuto quello di Israele (e perfino, udite udite!, quello di Padova!), e dopo la crisi del 2007-2008, sta esplodendo quella attuale che fa tremare non solo Irlanda, Grecia, Portogallo, Spagna, Italia, ma tutta la zona euro, e gli stessi Stati Uniti di Obama, si che ora di quella crisi devono preoccuparsi la stessa Cina e gli altri Paesi emergenti.
Nulla sarà più come prima: ma intanto sempre più spesso ministri e capi di governo e responsabili di grandi organizzazioni e istituti di importanza mondiale sono costretti a dare dimissioni a causa di scandali pubblici o privati, di sesso o di affari, per corruzione o complicità. Qui, bisogna riconoscerlo, l’Italia vanta un invidiabile primato: qui nessuno si dimette mai, perché nessuno è corrotto né mai corrompe nessuno, tanto che le dimissioni sono ormai una semplice voce che i dizionari mantengono solo perché gli ignari lettori italiani sappiano di cosa si parla quando la stampa straniera le reclama per i loro parlamentari o ministri fedifraghi. Da noi, al massimo, qualche rarissima volta, si arriva all’uso del participio passato passivo: “è stato dimissionato”; già perché da noi la forma transitiva (do le dimissioni) è del tutto desueta. Ci mancherebbe: Un tale sgarbo a chi ti ha dato fiducia! Mille volte meglio la morte!
Nulla sarà più come prima: piuttosto peggio di prima. Per esempio, sul Venerdì di Repubblica di ieri, 9 settembre, è riportata una consolante notizia che ci incoraggia a credere nel valore dei buoni esempi: «Un sondaggio choc rivela: il 48% degli aspiranti universitari si dichiara disposto a prestazioni sessuali per passare i test di ammissione alle facoltà. Solo due anni fa erano solo il 12% ». Il perfido titolista azzarda un’ipotesi: «Effetti collaterali del bunga bunga?».
Nulla sarà più come prima: così leggiamo di innocenti ragazzini, scolaretti delle ultime classi delle elementari o delle scuole medie: violenze in classe o nei bagni scolastici ai danni di portatori di handicap, di bambine fotografate in pose imbarazzanti e poi finite su Internet, di genitori che di fronte alle prodezze dei loro pargoli e alle reprimende dei docenti forcaioli minacciano sfracelli se i loro bimbetti vengono in qualche modo limitati nella loro libertà d’espressione.
Niente sarà più come prima? E se invece fossero più vere le parole dell’antico sapiente: «Ciò che è stato è quel che sarà; ciò che si è fatto è quel che si farà; non c’è nulla di nuovo sotto il sole» (Qo 1,9).
O forse qualche cosa di nuovo c’è veramente, ed è qualcosa che mi lascia senza parole e con il cuore vuoto di speranza o (che poi è lo stesso), colmo d’angoscia.
Ho appena letto, in un qualche sito o blog non so bene, qualcosa di questo genere: «bisogna far pulizia» di una massima come questa: Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te; fai agli altri quello che tu vorresti fosse fatto a te. «E pulizia è stata fatta» di questa massima ipocrita e immorale e perfino dannosa attribuita a Gesù Cristo.
Già, perché la nuova sapienza ci tiene a far sapere che non è affatto vero che ciò che va bene per uno debba allo stesso modo andar bene per tutti, né che ciò che fa male a uno, debba necessariamente far male a tutti. E allora l’apprendista qoelet dell’era elettronica dice: fa agli altri ciò che sai essere bene per lui. Che è come scoprire l’acqua calda.
Che quell’improvvisato sapiente immagini che il suo antico predecessore intendesse dire: poiché a me, malato di diabete, lo zucchero fa male, via lo zucchero da tutte le mense. Poiché a me piace leggere Kant, mettiamo Kant in tutti gli zainetti per le vacanze al mare o in montagna. Che non è certo il senso né del suo né del mio dire.
Ma torniamo all’11 settembre del 2001: “Tutto dovrà essere diverso” si promise solennemente.
Tant’è vero che l’America sta trepidando di fronte alla minaccia d’un nuovo attentato di cui si teme per domani, a Washington o/e a New York.
Tant’è vero che i governi e le banche centrali tremano in attesa che riaprano le borse lunedì prossimo.
Tant’è vero che decine e decine di milioni di famiglie tremano al pensiero che sta per scadere la rata del loro mutuo o del loro affitto di casa.
Tant’è vero che la casta italiana sta giusto rileccandosi il pelo dopo lo scampato pericolo del minacciato taglio alle loro folte pellicce di privilegi, indennizzi e pensioni d’oro.
Tant’è vero che gli speculatori «levano il naso odorando il vento infido» a indovinare da che parte spirerà il vento lunedì per capire contro quale preda dovranno puntare i loro artigli e i loro rostri per andare a colpo sicuro contro il più debole dei Paesi a rischio. Perché la loro festa continui.

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