Grazie Messori: con una sola riserva

Stavolta Messori mi ha sorpreso. Piacevolmente. In genere il suo pensiero e la sua prosa mi appaiono un po’ ingessati in quel ‘ruolo’ di portavoce ufficioso del papapensiero che lui stesso si è, o che altri gli ha ritagliato addosso: vasta dottrina biblica e teologica, fine scrittore, amico e confidente di grandi papi con i quali ha scritto libri a quattro mani. Stavolta però ha fatto di più e di meglio: ha avuto perfino coraggio. L’occasione? Un’intervista al quotidiano la Stampa (Giacomo Galeazzi, sabato 11).
Dice Messori: «Un uomo di Chiesa fa del bene e talvolta cade in tentazione? E allora? Se fosse così per don Pierino Gelmini, se ogni tanto avesse toccato qualche ragazzo ma di questi ragazzi ne avesse salvati migliaia, e allora? La Chiesa ha beatificato un prete denunciato a ripetizione perché ai giardini pubblici si mostrava nudo alle mamme». Peccato non ne faccia il nome. Il famoso scrittore insiste: «C’è chi non si sa fermare davanti agli spaghetti all’amatriciana, chi non sa esimersi dal fare il puttaniere e chi, senza averlo cercato, ha pulsioni omosessuali». Né gli basta: «E poi su quali basi la giustizia umana santifica l’omosessualità e demonizza la pedofilia? Chi stabilisce la norma e la soglia d’età?». Beh, questa poteva risparmiarsela!
La circostanza mi ha colpito: sabato 11: avevo appena licenziato il mio pezzo (uscito domenica 12 agosto), nel quale dicevo esattamente le stesse cose. Non lo nascondo: le avevo scritte con qualche trepidazione. Citavo anche il caso dell’Abbé Pierre e giungevo alle identiche conclusioni di Messori. Stavo dicendo che il peccato contro la castità non è poi il male più grande che un prete possa fare. Mi sembrava temerario. Ma se lo dice Messori!
Ancora: «La santità è assolutamente compatibile con una vita sessualmente disordinata (sic)». Già detta così, sembra enorme; «al limite dell’eresia» commentava ieri sera un amico prete ‘importante’. Non solo: «…è indubbio che nella storia della Chiesa una sessualità disordinata ha potuto convivere agevolmente con la santità». Aggiunge: «Potrei fare nomi celebri. Il fondatore di molte istituzioni caritative in Europa è stato proclamato beato nonostante le turbe sessuali che per un istinto incoercibile lo spingevano a compiere atti osceni in luogo pubblico». (Peccato non faccia quei nomi!). E annota serafico: «Non mi scandalizzo, penso ai drammi che ci sono dietro. San Giovanni Calabria era un benefattore dell’umanità, ma è stato sottoposto a sette elettroshock: da psicopatico grave, da manicomio». La memoria torna malinconicamente ai tempi di P. Arrupe e Ivan Illich e alle polemiche di quell’epoca.
Un’ultima annotazione fa al mio caso: Messori ammette che «oggi nella Chiesa la castità fa problema». E aggiunge, a sorpresa, una frase insolitamente dura: «sul piano umano è disumana». Egli è consapevole che «si resta casti solo se si ha fede salda, fiducia nella vita eterna». Ma è anche convinto che il problema non sta nel celibato: «per l’80% dei casi sono gay». Un prete con vasta conoscenza diretta della materia mi assicura che la stima è esagerata. Gli credo. Però Messori centra ancora una volta il problema: nella Chiesa «il deficit non è organizzativo, ma di fede». Poche volte si sente a quei livelli di quasi ufficialità, un linguaggio simile.
Il discorso di Messori non è però piaciuto ad Antonio Scurati, sociologo dell’ università di Bergamo, scrittore pluripremiato di saggi e romanzi. Di fede laica. Scurati esordisce così, in un articolo pubblicato il 15 agosto su La Stampa. Già il titolo è eloquente: «La Chiesa nemica di se stessa». In esso l’Autore se la prende con Messori. La citazione è lunga, ma utile.
«L’estate dei preti pedofili. Pedofili e santi. Forse così sarà ricordata l’estate del 2007. Corriamo il rischio che, di qui a cent’anni, quando gli storici si volteranno indietro a studiare la stagione che stiamo vivendo, vi individueranno l’origine di una trasformazione sconvolgente in seno alla Chiesa cattolica, il momento in cui la perversione sessuale cominciò a essere rivendicata quale privilegio ecclesiastico, l’abuso sull’infanzia e ogni altra manifestazione di sessualità patologica cominciarono a essere ritenute il normale contraltare della vocazione religiosa e la Chiesa tutta cominciò a essere percepita da gran parte della popolazione come un luogo separato dalla società, sottratto alle leggi e alle norme che governano la normale convivenza civile, un luogo al tempo stesso superiore e inferiore ad essa.
La Chiesa come arca di vizi demoniaci e angeliche virtù, che prende il largo in un mare sacro, per una navigazione terribile ma forse salvifica, su rotte comunque remote rispetto alla terra sottoposta alla legge degli uomini, quegli uomini che affannosamente la calcano, giorno dopo giorno, portando il loro fardello di piccole speranze e piccoli peccati. L’estate 2007 forse verrà ricordata come l’inizio di una regressione verso un passato arcano, al tempo stesso splendido e oscuro, verso un medioevo di grandi peccatori e grandi cattedrali
».
La prosa è bella e l’autore sa di scrivere bene. Gli piace leggersi e ascoltarsi. Ciò che l’ha colpito è stata «l’aberrante argomentazione di Messori che mira a scagionare preventivamente un prete come don Gelmini dalle accuse di molestie sessuali. Non con il dichiararlo innocente, ma con il ritenerlo esente dalla legge penale e morale, anche se colpevole». Cioè: secondo Messori, don Gelmini, se anche risultasse colpevole dovrebbe andare assolto perché ha fatto tanto del bene. E se ha fatto qualche carezza che vuoi che sia. Questa la prova della grave regressione morale in cui versa la Chiesa cattolica nel nostro tempo.
Peccato che Scurati non abbia capito niente del pensiero di Messori. Egli ha preso un discorso fatto alle coscienze turbate dei fedeli, dei devoti e dei fans di don Pierino come un discorso fatto ai giudici del tribunale cui, forse, lo stesso dovrà rispondere. Si tranquillizzi: non è di questo che Messori parlava. E non era ai giudici che egli si rivolgeva. Messori aveva davanti agli occhi i tanti cattolici, vicini e lontani, che sono rimasti turbati dalla storia di don Pierino; i tanti che avevano creduto in lui e ora vedono il loro idolo traballare sul piedistallo sul quale essi stessi l’avevano collocato, quasi un ‘santino’ al quale rivolgere ogni tanto un saluto o una preghiera. Messori voleva solo dir loro: cari amici di Don Pierino, non respingete lontano da voli il vostro simulacro. Perché mai il Dio ricco di misericordia dovrebbe esserne povero solo con i suoi amici migliori? Altri santi hanno già conosciuto grazia e peccato, peccato e grazia. Se lui ne ha salvati tanti dalla strada o dalla droga, perché Dio non dovrebbe ricordarsi di lui, quando ad aver bisogno di salvezza dovesse essere proprio lui? Quanto al Prof. Scurati resta da dirgli una parola: non le sembra che le regressioni che lei paventa siano da cercare in altri siti? Non starò qui ad elencarglieli. Se ha in casa una televisione, o se naviga in Internet (e certo lo fa), non faticherà certo a individuarli da solo, se riesce a vederne perfino dove non ce n’è neppure l’ombra.

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