Nenia per don Antonio

Per una canterina come me
la morte è liberazione nell’altrove:
rimane la musica della tua voce
parla al cuore
per sempre

Canta un Dio d’amore da amare
la terra umbra da lavorare
contemplare
ogni persona da ascoltare

La tua voce è luce
Illumina l’anima delle cose
impossibile da vedere
con lo sguardo delle nebbie

Siamo fango e nuvole nere
Verità nascoste soffierai fra le costole
misteri per la ragione
che tutto vuol capire

E il dolore? E il male?
Domande in sospensione
chiedono consolazione
se non c’è soluzione

Aiuterai a pregare
per una Chiesa come il Salvatore
venuto tra noi a liberare
un regno nuovo salvato:
un paese creato
casa del vivente

E siccome mi piace ballare
ti vedo fra le armonie delle stelle
a imparare nuove danze
nel tempo delle attese

Sei amico sacerdote
delle nostre passioni divine
polveri eterne
Già paradiso con te

Marilena Menicucci
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Venerdì 10 Febbraio 2017 – La buonanotte di don Antonio

Finalmente una notizia che infonde ottimismo: Papa Francesco è sereno, riesce a essere anche ottimista e anzi trova perfino che gli italiani abbiano saputo coniare una parola che aiuta a vivere meglio (o almeno a sopravvivere un po’ meno peggio).
Qual è questa parola? Una di quelle che se le avessimo dette noi seminaristi degli anni 50-60 saremmo dovuti rimanere muti per ore per punizione: sulle terrazze o nelle sale di ricreazione dell’antico solenne serio tetro seminario collocato proprio lassù, al centro più
Centro di Perugia, lassù sulla piazza, a scendere verso Maestà delle Volte e il Teatro Morlacchi e l’Arco Etrusco e Palazzo Gallenga.
Appena una parola del genere risuonava nella sala o in strada subito scattava la sanzione: Versiglioni, Coletti, Santantoni, Pignani in silenzio! Una due ricreazioni di fila in silenzio, e mentre gli altri giocavano, tu appartato nel tuo cantuccio, ti rodevi il fegato, crucciato, in attesa di rientrare in studio per fare i tuoi compiti.
E tu che facevi? Come ti difendevi?
Fregandotene evidentemente (lo dicevi ma non era mica vero!), anticipando così Francesco.
O vi meravigliate perché ho scritto questa mezza parolaccia? È vero non vi ricorro spesso, (anzi in genere mai), ma dopo papa Francesco chissà…
Ma che ha detto poi Francesco di così nuovo e sconvolgente? Niente di speciale, poco più che una facezia, questa: che gli italiani hanno coniato una parola che li aiuta a sopravvivere, questa: “menefreghismo”. Se devo essere sincero non la considero un colpo di genio francescano, ma se lo dice Lui… Io però continuerò a impegnarmi al massimo cercando una via fuga dal menefreghismo. Con l’aiuto di Dio.
Vi benedico di cuore. Tutti.
Don Antonio.

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Giovedì 9 Febbraio 2017 -La seconda malanotte di Don Antonio

Ieri dopo la notizia del bambino di due anni ucciso a percosse dai suoi stessi genitori, vi annunciavo una seconda malanotte (di riflesione. Lo farò; controvoglia, ma lo farò.
Ma non parlerò dello stesso fatto. Ma di nuove paure che si affacciano alla mente di ciascuno di noi, davanti a fatti fino a ieri inconcepibili.
L’occasione me l’offre un attento e sensibile cronista, Mattia Feltri, de La Stampa di Torino. Il punto di partenza (riassumo molto in breve): la Danimarca, Paese libero e democratico, Terra Madre di Soeren Kierkegaard) ha deciso di aprire vere relazioni diplomatiche con Google, Apple, Facebook.
Il discorso è facile da capire: I social network sono ormai i veri padroni del mondo. La loro economia è più forte di diverse nazioni europee. Dunque sarà con loro che converrà in futuro stabilire nuovi rapporti diplomatici. Piacerà o dispiacerà, nota il giornalista, ma è questo il mondo a cui stiamo andando incontro. Un mondo dove le nazioni contano sempre di meno, perché chi comanderà in futuro sarà solo il denaro, sia perché ormai il futuro sembra appartenere ai social che ci hanno ormai mangiato l’anima, e noi, volando sulle loro bande, espatriamo, attraversiamo Continenti, tutto accettando in nome del progresso. L’uscita di ogni nuovo dispositivo diventa un fatto mondiale. Questa allora la domanda: “chi mangia chi?” Siamo noi che ci nutriamo di progresso o è il progresso che ci divora tutti. Non sarà che abbiamo ormai smarrito il senso delle nostre origini per farci fagocitare dalla contemporaneità multietnica, globalizzata e ormai senza nazionalità (riecco Feltri). Io sono convinto, per esempio che, se non esistesse la vuota moda del turismo di massa, non converrebbe più neppure viaggiare: basterebbe rimanere connessi. Sui confini (ormai inesistenti) non si vola più sopra, ci si passa attraverso. Che vuoi farci? È il progresso, bellezza!
Sarà! Io so anch’io che le civiltà nascono, tramontano e muoiono, ma so anche per fare una vera compiuta nuova civiltà ci voglio dai 5 ai 7 secoli. E quante vite saranno state spezzate, per una pipì fatta a letto, in quei 5-7 secoli di attesa.
E ora perdonatemi (anche la lunghezza) se potete.
Don Antonio

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Mercoledì 8 Febbraio 2017 – L’orribile notte di don Antonio

Ascoltate questa, se avete fegato e coraggio.
Ve la scrivo, senza cambiare una virgola, come la trovo su un’informazione di Google. Eccola:
“ Sarebbe stato ucciso dalle botte per punizione
dai genitori il piccolo Yanis di 5 anni, “colpevole” d’aver fatto la pipì a letto.
L’autopsia ha rivelato che “il bambino è morto in seguito a un trauma cranico”.
I fatti sono avvenuti domenica scorsa a Aire-sur-la-Lys nel Nord della Francia.
Secondo una prima ricostruzione, il bimbo sarebbe stato costretto a correre nella notte fuori casa fino allo sfinimento e sarebbe caduto almeno due volte. Il bimbo aveva il naso fratturato: sul suo corpo sono state trovate delle ecchimosi, ma anche traccia di percosse passate.
Un’inchiesta è in corso: la madre e il patrigno di Yanis sono stati arrestati con l’accusa di omicidio volontario su minore. ®Ansa.
Perché ve l‘ho raccontata? Che bisogno c’era di squadernare una pagina così infame dei nostri giorni? Non sarà che anche a don Antonio, già abbastanza provato dai fatti suoi, stia venendo la voglia di alleggerire tutte le tensioni degli scandali ecclesiali e degli ecclesiastici scaricandone di peggiori ancora sui comuni mortali e sulle comune famiglie?
Assolutamente no. Da sempre si sa che almeno il 70 % dei delitti più gravi contro i minori, di qualsiasi reato si tratti, di maltrattamenti fisici come di sesso, sono consumati all’interno delle famiglie di origine. Ma non di questo sto parlando. Voglio solo dirvi che a me un mondo così, non solo non dà gioia, ma toglie la speranza. E che ho paura del mondo che stiamo preparando (non per me, sia chiaro: non farò in tempo a conoscerlo per grazia di Dio), ma per chi rimane: per i giovani, per i bambini, per le famiglie, per tutti. Ma è ora di chiudere. Continuerò domani sera. E sarà un’altra bruttissima notte.
Che Dio ci metta Lui la sua Mano, benedicendoci tutti.
Don Antonio

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Martedì 7 Febbraio 2017 – La Buonanotte di don Antonio

Un altro bel canto inglese per introdurre
una buonanotte.
Titolo originale Because He Lives (Poiché Egli vive) di Kristin Chenoweth.
Queste le parole italiane del testo tradotto,
nella speranza di non essere stato un traduttore/traditore.

«Dio mandò il suo figlio che chiamarono Gesù;
Egli venne per amare salvare e perdonare;
Egli visse e morì per pagare il mio perdóno
Un vuoto sepolcro prova che il mio salvatore
È vivo.
«Poiché egli vive io posso affrontare il domani
Poiché egli vive, ogni ogni paura è svanita;
Poiché io so che egli ha in mano il futuro,
la vita merita di essere vissuta, proprio perché
egli è vivo.
«Dolce, esaltante è cullare un bambino neonato
e sentire l’orgoglio e la gioia che ci dà,
ma più grande ancora è la serena certezza
che questo bimbo un giorno potrà far fronte
a certi giorni, proprio perché Egli (Gesù) vive.
«Perché Egli (Gesù) vive io posso affrontare il domani,
Perché egli vive, ogni paura è passata,
poiché io so che Egli ha in mano il futuro
so che la vita merita d’essere vissuta,
proprio perché egli vive.
«E quando un giorno, io dovrò attraversare il fiume e dovrò combattere con fatica l’ultima battaglia della vita, allora la morte dovrà cedere
il passo alla vittoria, e io vedrò che egli vive».
Sì, davvero bello questo inno alla vita, alla fede
alla speranza, all’amore di Dio, alla fedeltà. Vi ho già fatto sapere che mi piacerebbe ricominciare a scrivere qualche verso come facevo in passato. In attesa che vengano le idee, vi bastino, se potete, le traduzioni.
Vi benedico. don Antonio

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Lunedì 6 Febbraio 2017 – La buonanotte di don Antonio

Per una sera sospendiamo le geremiadi e di versarci lacrime e compianti sulle nostre avversità, e riprendiamo in mano il bel libretto di diversi Padri Nostri patrocinati in qualche modo dal card. Martini proprio nell’ultima parte della sua preziosissima vita.
Questa sera a scrivere è Aloysia, da anni assistente in una casa della carità nei pressi di Bergamo, nella quale si occupa di bambini malati di tumori.
Eccola sua preghiera:

«Padre nostro, possa questo mondo
accogliere ogni vita.
Padre nostro, possa questo sole
Illuminare e scaldare ogni cuore.
Padre nostro, possa questa nostra vita
dirti grazie.
Padre nostro, troppo mi piace essere amata
e amare. “Abbracciami”.
Padre nostro, tanta fiducia ebbe una di noi
che oggi fra noi non c’è più.
Padre nostro, dacci il tuo appuntamento di luce
senza il dolore “guardando il mistero” di Te, Padre . Figlio e Spirito Santo.
Padre nostro grazie di aver posato lo sguardo su di noi, Piccola Grande Famiglia e di averci rivestiti di forza.
Bella anche questa, e merita che ci si rifletta un po’ sopra.
E chissà che un giorno non finisca con l’inserircene una ( o magari anche più) anche mia.
Intanto buonanotte e benedizione a tutti.
Don Antonio

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Carissimi Parrocchiani e Lettori carissimi:

Carissimi Parrocchiani e Lettori carissimi:

questa non è una buonanotte, anche se ne occupa il posto. Questa è un saluto e una benedizione a tutti voi, a cui l’estendo dopo averla dedicata (quasi uguale) ai nostri Fratelli e Amici del Santuario della Madonna del Bagno. Sono parole che mi urgono dentro. Un po’ più lunghe del solito, ma nessuno è obbligato a leggerle.
Doveva essere una breve assenza la mia, dovuta all’eccessivo rigore d’una stagione troppo fredda per chi aveva già tante ragioni di prudenza. Ma è ancora freddo e, molto spesso, tanto freddo! E gli ordini sono inesorabili: finché fa freddo tu non puoi uscire. Il Santuario è troppo freddo per te! E il terremoto ci ha privati della nostra bella e carissima chiesa parrocchiale.
Così ti dovrai accontentare: celebrare sì, ma in casa, dove c’è caldo e spazio sufficiente per la nostra piccola comunità. Così è dall’8 di gennaio, giorno fausto di ben due battesimi in un giorno solo, che non ho più celebrato in una chiesa. Ma non vi ho dimenticato, nessuno! Anzi mi mancate: molto! Io non so se anch’io manco a voi, ma questo ha minore importanza, certamente, della vostra mancanza per me. Perché io per voi posso essere utile, ma voi, per me, voi siete assolutamente necessari.
Per voi, un prete o l’altro, siete abituati a cambiarne tanti, e se non è proprio vero che uno vale sempre l’altro, è più vero ancora che per me che celebro, voi siete insostituibili.
Lo confesso con tutto il cuore: Voi mi siete assai più necessari di quanto io sia utile a voi. I vostri volti tesi o distratti, i vostri occhi attenti o svagati, i vostri sorrisi o i vostri gesti di sorpresa o di fastidio sono tutti, allo stesso modo, una benedizione e una grazia. Sono un invito a rifare nostra, sempre, la parola di Gesù: “medico cura te stesso”. In quei momenti voi diventate tutti la nostra coscienza: amico tu sei fuori strada; tu non interpreti bene le nostre esigenze e i nostri desideri; il tuo contegno sull’altare non ci edifica, anzi ci distrae; la tua sciatteria ci dà fastidio o, peggio ancora, ci scandalizza; così come la tua ricercatezza ci turba.
Ecco perché, Sorelle e Fratelli carissimi, Voi mi siete molto più necessari e mi mancate assai più di quanto io posso mancare a voi.
Io non so cosa il Signore vorrà ancora chiedermi. Io, con tutta verità, Gli ripeto le stesse parole che gli dissi entrando nella sala operatoria dove mi fu cambiato il fegato, ormai 13 anni fa: “Signore, se ti servo ancora sono pronto! Se tu mi vuoi, eccomi”.
Vi benedico con tutto me stesso.
Don Antonio. Casalina 5/2/2017

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Sabato 4 Febbraio 2017 – La buonanotte di don Antonio

Stasera devo mantenere la promessa che vi ho fatto ieri sera: quella di dirvi il mio dolore per la “disperazione” di papa Francesco; sempre meno preti, sempre meno suore, sempre più numerosi e più gravi scandali nella Chiesa; sempre più ambizione e carrierismo e ricchezza fra gli uomini di Chiesa: e il mio desiderio di condividere le sue angosce. Ma aggiungevo anche che c’era in me qualcosa che temevo ancora di più nella nostra Chiesa.
A cosa alludevo? Lo dirò senza giri di parole, con franchezza e quasi con brutalità. La mia paura, la mia angoscia sta soprattutto nella mancanza di coraggio di questa nostra Chiesa, che anche là dove di coraggio ce ne sarebbe da vendere (Francesco appunto), essa si trova a dover fare i conti con chi, di fronte alla parola cambiamento, sembra respirare il sulfureo e vomitevole olezzo di Satana.
Questione di fedeltà la chiamano. Questione d’ignoranza e di paura la chiamo io, per quello che la mia povera parola può valere. Dove mi son fatto queste idee “rivoluzionarie”? Presto detto: alla grande scuola della Liturgia, prima vera grande unica scuola di verità dommatica che la storia abbia conosciuto. Non sono io a dirlo: lo scrisse già, una volta per tutte, il grandissimo Prospero d’Aquitania, quasi 1700 anni fa:
«La Chiesa crede ciò che prega (=come prega: dove queste ultime due parole sono mie)». Non è vero il contrario: e quando il contrario pretende di divenire il vero, quella è la più grave minaccia per l’unità della Chiesa: gli eretici non credono più in ciò che pregano, ma cominciano a pregare ciò (=come) essi credono e nascono le eresie.
È ciò che avviene ogni volta che la liturgia vuol tornare alle sue origini: ci sarà sempre qualcuno che dice: no! un concilio, un sinodo, una corte papale hanno già parlato: da qui non si torna indietro. È la dittatura della lettera che prevale sulla libertà dello Spirito.
Ecco questa è la mia paura. E in questo senso va tutta la mia preghiera. E per questo offrirò tutto ciò che resta della mia povera vita. Perché solo così la Chiesa vincerà.
Don Antonio.

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Giovedì 2 Febbraio 2017 – La buonanotte di don Antonio

Oggi è festa bella e carissima alla tradizione
liturgica cattolica dell’Occidente e di quella Orientale ortodossa.
Come spesso accadeva nei primi secoli della Chiesa Maria era vista come la grande Madre e Patrona della Chiesa e dell’intero popolo di Dio. I Concili ecumenici erano i luoghi e le occasioni più preziose per esaltare queste prerogative uniche della Madre di Dio.
Ma questo non è bastato – e chi ha avuto la buona volontà e la possibilità di essere presente alla Messa di questa sera, ha certamente percepito il forte e preoccupato dolore che ha accompagnato le mie parole nei due brevi interventi nel corso della celebrazione: quelle ispirate dalle parole stesse di papa Francesco, quando ha dichiarato di sentirsi “disperato” davanti alla visione di una Chiesa sempre più lasciata sola proprio da quelli che dovrebbero rappresentare tutta la sua forza e la sua sicurezza: preti, religiosi e religiose. Se in questi ultimi pochi anni la fuga dei ministri uomini è stata seriamente costante (– 2500 uomini consacrati in meno), la fuga delle donne consacrate è stata una vera Waterloo: ben 10500 suore in meno nel mondo intero con conventi e monasteri in vendita per essere trasformati in centri di attività commerciali col pericolo che si miri solo a far guadagnare denaro e ricchezza ai vecchi proprietari.
Con questi gravi pensieri ho celebrato la mia Messa del giorno davanti a una ventina di fedeli. Davanti a loro ho invocato la sua benedizione su tutti i presenti e su tutta la mia parrocchia. Benedizione che ora rinnovo per ognuno di voi che mi leggerete.
Don Antonio

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Lunedì 30 Gennaio 2017 – La buonanotte di don Antonio

Lunedì 30 Gennaio 2017
La buonanotte di don Antonio
 
Carissimi Amici, della Parrocchia e di Fb,
come ieri, neanche oggi sono stato in grado di assolvere il mio dovere di parroco celebrando la Messa.
Niente di grave sembra (riprendo così l’impegno di darvi sempre io in prima persona notizie sulla mia salute). Notizie sempre di prima mano e mai per sentito dire. Lella, (la chiamerò solo così, tutto il resto è superfluo), che già dal 1991 ha preso in mano le sorti della mia salute, mi ha visitato ieri e mi ha trovato meno peggio di quanto temeva. Niente ricovero per ora, e un piano da elaborare con il collega oncologo per controllare e possibilmente debellare un nuovo episodio di versamento pleurico nella zona interessata alla malattia in corso. Indicato anche, in linea di massima, il percorso interessato alla cura, ma essendo la cosa ancora sotto studio, sarebbe scorretto da parte mia anticipare alcunché. So di essere in buone mani: questo mi basta.
Un problema in più è la mia inappetenza. Un altro sono le bizze della mia glicemia. Ma tutti sanno vincere le sfide da quattro soldi. E fu proprio davanti a una sfida assai difficile che Dante si sentì di scrivere il celebre verso “qui si parrà la tua nobilitate.”
A te carissima Lella, a Lei, chiarissimo Dott. Falcinelli, viene lanciato innanzitutto questo guanto di sfida. Con la promessa della piena collaborazione da parte mia e della dott.ssa Alessandra Giorgini, medico di base, sempre pronta a ogni chiamata, e della Signora Moroni Fausta, di cui da tempo non saprei più indicare il titolo che per professione Le spetta, e che pertanto mi accontenterò di indicare col termine di Angelo custode, o, in alternativa di “adorabile vampiro” per tutto il sangue che mi ha succhiato in tutti questi anni, con carità e professionalità ineguagliabili. Che Dio vi benedica tutti, Angeli della mia e della nostra salute.
Don Antonio
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