L’Ordine Sacro – Oltre la crisi

Presentazione del libro di Antonio Santantoni
L’Ordine Sacro – Oltre la crisi

Venerdì 25 maggio 2018 ore 17.45
Sala Aldo Capitini – Marsciano (PG)

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locandina presentazione libro Santantoni venerdi 25 maggio 2018 ore 17.45 Marsciano (PG)

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Programmazione del dramma, “Questo Gesù deve morire” di Don Antonio Santantoni

Volantino Questo Gesù deve morire 

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Articolo La Voce del 9 Marzo 2018

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Don Antonio, teologo, giornalista, scrittore, ma soprattutto prete

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Primo Anniversario della morte di don Antonio Santantoni

Martedì 13 Marzo alle ore 18,00 nella Chiesa Parrocchiale San Giovanni Battista di Marsciano, Sua città natale, verrà celebrata la  S. Messa.

Articolo: Ricordando don Antonio Santantoni, uomo, amico, prete.

foto del giornalino

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Nel primo anniversario della morte di don Antonio Santantoni

I Cristiani lievito della Terra

Casalina 17 Marzo 2018

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foto del giornalino


Scarica la locandina della messa in suffragio

Martedì 13 marzo 2018 ore 18:30 (Parrocchia di Casalina)

foto della locandina della messa in suffragio

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Nenia per don Antonio

Per una canterina come me
la morte è liberazione nell’altrove:
rimane la musica della tua voce
parla al cuore
per sempre

Canta un Dio d’amore da amare
la terra umbra da lavorare
contemplare
ogni persona da ascoltare

La tua voce è luce
Illumina l’anima delle cose
impossibile da vedere
con lo sguardo delle nebbie

Siamo fango e nuvole nere
Verità nascoste soffierai fra le costole
misteri per la ragione
che tutto vuol capire

E il dolore? E il male?
Domande in sospensione
chiedono consolazione
se non c’è soluzione

Aiuterai a pregare
per una Chiesa come il Salvatore
venuto tra noi a liberare
un regno nuovo salvato:
un paese creato
casa del vivente

E siccome mi piace ballare
ti vedo fra le armonie delle stelle
a imparare nuove danze
nel tempo delle attese

Sei amico sacerdote
delle nostre passioni divine
polveri eterne
Già paradiso con te

Marilena Menicucci
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Venerdì 10 Febbraio 2017 – La buonanotte di don Antonio

Finalmente una notizia che infonde ottimismo: Papa Francesco è sereno, riesce a essere anche ottimista e anzi trova perfino che gli italiani abbiano saputo coniare una parola che aiuta a vivere meglio (o almeno a sopravvivere un po’ meno peggio).
Qual è questa parola? Una di quelle che se le avessimo dette noi seminaristi degli anni 50-60 saremmo dovuti rimanere muti per ore per punizione: sulle terrazze o nelle sale di ricreazione dell’antico solenne serio tetro seminario collocato proprio lassù, al centro più
Centro di Perugia, lassù sulla piazza, a scendere verso Maestà delle Volte e il Teatro Morlacchi e l’Arco Etrusco e Palazzo Gallenga.
Appena una parola del genere risuonava nella sala o in strada subito scattava la sanzione: Versiglioni, Coletti, Santantoni, Pignani in silenzio! Una due ricreazioni di fila in silenzio, e mentre gli altri giocavano, tu appartato nel tuo cantuccio, ti rodevi il fegato, crucciato, in attesa di rientrare in studio per fare i tuoi compiti.
E tu che facevi? Come ti difendevi?
Fregandotene evidentemente (lo dicevi ma non era mica vero!), anticipando così Francesco.
O vi meravigliate perché ho scritto questa mezza parolaccia? È vero non vi ricorro spesso, (anzi in genere mai), ma dopo papa Francesco chissà…
Ma che ha detto poi Francesco di così nuovo e sconvolgente? Niente di speciale, poco più che una facezia, questa: che gli italiani hanno coniato una parola che li aiuta a sopravvivere, questa: “menefreghismo”. Se devo essere sincero non la considero un colpo di genio francescano, ma se lo dice Lui… Io però continuerò a impegnarmi al massimo cercando una via fuga dal menefreghismo. Con l’aiuto di Dio.
Vi benedico di cuore. Tutti.
Don Antonio.

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Giovedì 9 Febbraio 2017 -La seconda malanotte di Don Antonio

Ieri dopo la notizia del bambino di due anni ucciso a percosse dai suoi stessi genitori, vi annunciavo una seconda malanotte (di riflesione. Lo farò; controvoglia, ma lo farò.
Ma non parlerò dello stesso fatto. Ma di nuove paure che si affacciano alla mente di ciascuno di noi, davanti a fatti fino a ieri inconcepibili.
L’occasione me l’offre un attento e sensibile cronista, Mattia Feltri, de La Stampa di Torino. Il punto di partenza (riassumo molto in breve): la Danimarca, Paese libero e democratico, Terra Madre di Soeren Kierkegaard) ha deciso di aprire vere relazioni diplomatiche con Google, Apple, Facebook.
Il discorso è facile da capire: I social network sono ormai i veri padroni del mondo. La loro economia è più forte di diverse nazioni europee. Dunque sarà con loro che converrà in futuro stabilire nuovi rapporti diplomatici. Piacerà o dispiacerà, nota il giornalista, ma è questo il mondo a cui stiamo andando incontro. Un mondo dove le nazioni contano sempre di meno, perché chi comanderà in futuro sarà solo il denaro, sia perché ormai il futuro sembra appartenere ai social che ci hanno ormai mangiato l’anima, e noi, volando sulle loro bande, espatriamo, attraversiamo Continenti, tutto accettando in nome del progresso. L’uscita di ogni nuovo dispositivo diventa un fatto mondiale. Questa allora la domanda: “chi mangia chi?” Siamo noi che ci nutriamo di progresso o è il progresso che ci divora tutti. Non sarà che abbiamo ormai smarrito il senso delle nostre origini per farci fagocitare dalla contemporaneità multietnica, globalizzata e ormai senza nazionalità (riecco Feltri). Io sono convinto, per esempio che, se non esistesse la vuota moda del turismo di massa, non converrebbe più neppure viaggiare: basterebbe rimanere connessi. Sui confini (ormai inesistenti) non si vola più sopra, ci si passa attraverso. Che vuoi farci? È il progresso, bellezza!
Sarà! Io so anch’io che le civiltà nascono, tramontano e muoiono, ma so anche per fare una vera compiuta nuova civiltà ci voglio dai 5 ai 7 secoli. E quante vite saranno state spezzate, per una pipì fatta a letto, in quei 5-7 secoli di attesa.
E ora perdonatemi (anche la lunghezza) se potete.
Don Antonio

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Mercoledì 8 Febbraio 2017 – L’orribile notte di don Antonio

Ascoltate questa, se avete fegato e coraggio.
Ve la scrivo, senza cambiare una virgola, come la trovo su un’informazione di Google. Eccola:
“ Sarebbe stato ucciso dalle botte per punizione
dai genitori il piccolo Yanis di 5 anni, “colpevole” d’aver fatto la pipì a letto.
L’autopsia ha rivelato che “il bambino è morto in seguito a un trauma cranico”.
I fatti sono avvenuti domenica scorsa a Aire-sur-la-Lys nel Nord della Francia.
Secondo una prima ricostruzione, il bimbo sarebbe stato costretto a correre nella notte fuori casa fino allo sfinimento e sarebbe caduto almeno due volte. Il bimbo aveva il naso fratturato: sul suo corpo sono state trovate delle ecchimosi, ma anche traccia di percosse passate.
Un’inchiesta è in corso: la madre e il patrigno di Yanis sono stati arrestati con l’accusa di omicidio volontario su minore. ®Ansa.
Perché ve l‘ho raccontata? Che bisogno c’era di squadernare una pagina così infame dei nostri giorni? Non sarà che anche a don Antonio, già abbastanza provato dai fatti suoi, stia venendo la voglia di alleggerire tutte le tensioni degli scandali ecclesiali e degli ecclesiastici scaricandone di peggiori ancora sui comuni mortali e sulle comune famiglie?
Assolutamente no. Da sempre si sa che almeno il 70 % dei delitti più gravi contro i minori, di qualsiasi reato si tratti, di maltrattamenti fisici come di sesso, sono consumati all’interno delle famiglie di origine. Ma non di questo sto parlando. Voglio solo dirvi che a me un mondo così, non solo non dà gioia, ma toglie la speranza. E che ho paura del mondo che stiamo preparando (non per me, sia chiaro: non farò in tempo a conoscerlo per grazia di Dio), ma per chi rimane: per i giovani, per i bambini, per le famiglie, per tutti. Ma è ora di chiudere. Continuerò domani sera. E sarà un’altra bruttissima notte.
Che Dio ci metta Lui la sua Mano, benedicendoci tutti.
Don Antonio

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Martedì 7 Febbraio 2017 – La Buonanotte di don Antonio

Un altro bel canto inglese per introdurre
una buonanotte.
Titolo originale Because He Lives (Poiché Egli vive) di Kristin Chenoweth.
Queste le parole italiane del testo tradotto,
nella speranza di non essere stato un traduttore/traditore.

«Dio mandò il suo figlio che chiamarono Gesù;
Egli venne per amare salvare e perdonare;
Egli visse e morì per pagare il mio perdóno
Un vuoto sepolcro prova che il mio salvatore
È vivo.
«Poiché egli vive io posso affrontare il domani
Poiché egli vive, ogni ogni paura è svanita;
Poiché io so che egli ha in mano il futuro,
la vita merita di essere vissuta, proprio perché
egli è vivo.
«Dolce, esaltante è cullare un bambino neonato
e sentire l’orgoglio e la gioia che ci dà,
ma più grande ancora è la serena certezza
che questo bimbo un giorno potrà far fronte
a certi giorni, proprio perché Egli (Gesù) vive.
«Perché Egli (Gesù) vive io posso affrontare il domani,
Perché egli vive, ogni paura è passata,
poiché io so che Egli ha in mano il futuro
so che la vita merita d’essere vissuta,
proprio perché egli vive.
«E quando un giorno, io dovrò attraversare il fiume e dovrò combattere con fatica l’ultima battaglia della vita, allora la morte dovrà cedere
il passo alla vittoria, e io vedrò che egli vive».
Sì, davvero bello questo inno alla vita, alla fede
alla speranza, all’amore di Dio, alla fedeltà. Vi ho già fatto sapere che mi piacerebbe ricominciare a scrivere qualche verso come facevo in passato. In attesa che vengano le idee, vi bastino, se potete, le traduzioni.
Vi benedico. don Antonio

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